Restituite i soldi

Money, money, money. Soldi, soldi, soldi i beneamati soldi. Eppure, anche se sappiamo che i soldi non sono tutto, perché non danno la felicità e poi basta la salute, rimane il fatto che buttarli dalla finestra –soprattutto di questi tempi- è davvero uno spreco insopportabile. Adesso i partiti, che stanno scoprendo la loro leggerezza progettuale, sono alla caccia di soldi per attenuare la stretta sui pensionati e sulle prime case, eppure la parte più rilevante della Grosse Koalition che sostiene malvolentieri i governo Monti è contraria a mettere all’asta l’utilizzo di un bene pubblico come l’etere e le frequenze preziose per le televisioni, per gli operatori di telefonia mobile, per l’economia digitale. Il vecchio (in tutti sensi) governo Berlusconi, da par suo, si era inventato un “concorso di bellezza” (beauty contest) per regalare le frequenze ai gruppi televisivi più sexy, Mediaset e Rai, con la scusa che “tanto non le vuole nessuno”. Peccato che in altri Paesi l’asta pubblica abbia portato nelle casse dello stato qualche miliardo di euro. Soldi che adesso sarebbero necessari ad asciugare un po’ le lacrime dei pensionati e a lenire le ferite di chi si appresta a ripagare l’Ici, allegramente abolita lasciando vuote le casse dei Comuni. Eppure Berlusconi, quasi silenzioso da un paio di settimane per far dimenticare che -ridendo e scherzando- ha portato l’Italia “sull’orlo del baratro”, come ha detto il Presidente Napolitano, ha diffidato il neo presidente dal rimettere sul mercato le frequenze pubbliche. Cosa farà, adesso, il professor Monti, che si è dimostrato quasi ossequioso e riconoscente nei confronti del suo predecessore? Si piegherà al diktat con un sorriso triste o farà valere anche con lui la logica rigorosa e crudele che, nonostante le lacrime del ministro Fornero, ha avuto con i sindacati?

Perché il presidente Monti non va a “vedere” se il suo azionista di maggioranza avrà il coraggio di fare uno sgambetto al governo di “salvezza nazionale” per una banale questione di soldi (tanti soldi) che lo riguarda direttamente? Uno dei rari risvolti positivi della crisi attuale è che gli italiani hanno ricominciato a fare i conti, sia quelli della spesa sia quelli dello stato e della politica. E così non sarebbe facile nemmeno a un (ex?) grande incantatore spiegare –a reti unificate o a “Porta a Porta”- che lo stato deve rinunciare ad incassare tanti soldi per fare un po’ più ricco uno degli uomini più ricchi del mondo, ferocemente contrario alla patrimoniale, che invece la Confindustria e tanti altri ricchi ritengono ormai quasi un dovere etico. E così gli italiani, più bravi a fare le sottrazioni che le addizioni, dovrebbero ricordarsi di chiedere il conto, con relativa fattura, a chi è stato il motore di uno spreco vertiginoso, a chi ha deciso –per ragioni pubblicitarie e non umanitarie- di spostare il G8 dalla Maddalena all’Aquila, a chi ha deciso di non accorpare i referendum con le elezioni amministrative, a chi ha moltiplicato gli inutili Ministeri del Nord a Monza, a chi ha messo alla direzione del TG1 Augusto Minzolini, rinviato a giudizio per peculato perché spendeva in allegria in giro per il mondo un sacco dei nostri soldi che paghiamo con il canone e che dopo aver massacrato gli ascolti dell’ammiraglia Rai sarà premiato con una corrispondenza prestigiosa (non New York, che ha già visitato, ma a Parigi, forse per rivivere le magiche atmosfere raccontate da Woody Allen).

Gli italiani, che nonostante tutto si piegheranno ai sacrifici, dovrebbero chiedere i danni a chi ha messo ai vertici di Finmeccanica un tale Guarguaglini, che ha affossato una prestigiosa azienda pubblica in una nube di corruzione e di fondi neri e adesso sarà premiato con una liquidazione di 4 o 5 milioni di euro. Ma chi le decide queste “paghette”? chi sceglie questi manager catastrofici ricompensati a botte di miliardi in vecchie lire? In attesa di sapere nel dettaglio (c’è un’apposita commissione parlamentare che “lavora” da qualche mese sull’argomento) se i nostri deputati sono più ricchi o più poveri dei loro colleghi europei (la verità è che sono troppi), vorremmo sapere cosa intende fare il governo Monti nei suoi prossimi passi.

Il professore è serio e preparato, ci ha riportato con dignità in Europa, ha a priori tutta la nostra fiducia, ma a posteriori vorremmo vedere anche un po’ di equità. Davvero è tanto complicato tassare le grandi rendite e i grandi patrimoni? ma come fanno negli altri Paesi civili? E perchè il ministro Passera, che pure di soldi se ne intende, è rimasto perplesso e silenzioso sul “concorso di bellezza” delle frequenze? Da tanta scienza e competenza –prima o dopo- verrà fuori qualche idea, oppure a pagare saranno sempre i pensionati e i lavoratori a reddito fisso? Il ministro Fornero, che ha una sincera sensibilità sociale, davvero permetterà che la Fiat se ne vada indisturbata dall’Italia dopo aver incassato per tanti anni tanti soldi, per andare a produrre da qualche parte quelle macchine che non riesce a vendere nel libero mercato europeo? Gli italiani potranno chiedere finalmente il conto, con fattura, a “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato”?

fdc