Lunga vita al “porcellum” (seconda puntata)

Il “porcellum” non è solo la legge elettorale che sta avvelenando la politica italiana, è lo spirito del tempo in questa nostra povera Italia.

Lo ha inventato, nel 2005, un astuto odontoiatra leghista per fare un favore a Berlusconi, Bossi, Fini e Casini, e per fare un dispetto al centrosinistra, ma ormai la sua “creatura” ha i lineamenti dell’Italia in cui ci siamo condannati a vivere.

Siamo un paese vecchio, impoverito e spaventato, che manda “a quel paese” i suoi giovani migliori. Avremmo bisogno di speranza, intelligenza e coraggio, invece ci ritroviamo con una classe dirigente confusa, inerte, inesperta o stantia, incapace di parlare di futuro.

Machiavelli diceva che il Principe doveva essere un “centauro”, oppure, a seconda del momento, volpe o leone, prudente o coraggioso, ma siccome nessuno può modificare la propria natura, preferiva la Repubblica perché permette di scegliere chi ci può guidare nel modo più adeguato ai tempi.

Eppure il segretario fiorentino, che era molto pessimista sulla natura degli uomini, mai avrebbe pensato che la sua Italia sarebbe stata governata, non da volpi o leoni, ma da un miserabile “porcellum”.

E così, l’odontoiatra leghista ci ha condannato ad avere –nella migliore delle ipotesi- una “classe diligente”, che deve obbedienza e gratitudine a chi l’ha nominata.

Il “porcellum” prevede un premio di maggioranza abnorme -probabilmente anticostituzionale- alla Camera, con due sistemi completamente diversi tra Camera e Senato; impone liste elettorali di “nominati” dall’alto; priva i cittadini del potere di scegliere i propri rappresentanti ed ha buone probabilità di imporre le “larghe intese” da qui all’eternità.

Adesso, come se non bastasse, anche Beppe Grillo si è fatto “avvelenare” dalla tentazione di usare il “porcellum” per vincere le elezioni, che vorrebbe subito.

L’astuto “porcellum”, così, se la ride alle nostre spalle e grufola dappertutto. Se in politica abbiamo una “classe diligente” di cooptati in base a simpatia ed obbedienza, in economia abbiamo un capitalismo di rapina e di relazione, che rifiuta la concorrenza, si scambia favori e paga i suoi manager incapaci e complici con milioni di euro di buonuscita da aziende che hanno fatto quasi fallire. L’accademia, invece, sembra intasata da concorsi opachi o fasulli. Il risultato è che ogni casta ha il suo “porcellum” di riferimento. Solo scienza e sport (doping a parte) misurano merito e risultati, ma è troppo poco.

Dentro il Palazzo, intanto, si diffonde la tentazione di ritornare al sistema proporzionale e alle preferenze, che hanno condannato i governi della “prima” Repubblica all’instabilità permanente, al voto di scambio, corruzione e moltiplicazione del debito pubblico. Un degno rappresentante di questo sistema è il consigliere regionale del Lazio detto “er Batman”, campione di preferenze e di spese pazze con i soldi pubblici, erede del “divo” Andreotti, che per qualcuno era il Belzebù della prima Repubblica.

Tra tutti i sistemi elettorali a disposizione, quello per l’elezione del sindaco, maggioritario a doppio turno, ha dato i migliori risultati ed ha selezionato una nuova e vera “classe dirigente”, che spesso vince contro le nomenklature dei partiti e oltre gli schieramenti politici. Ma non piace a chi si è affezionato al “porcellum”.

Il Partito democratico, in effetti, si è sempre opposto al “porcellum” e sostiene il doppio turno alla francese, ma lo fa in modo timido, quasi clandestino, a tratti complice, e adesso, probabilmente, lo considera una sorta di assicurazione per allungare la vita del governo Letta.

In questo momento, però, il Pd è distratto dalle primarie e dal suo ennesimo paradosso: l’esplosione inattesa ed inquietante degli iscritti (certo non a Trieste). Dovrebbe esultare per il ritorno della passione politica e invece annaspa per il ritorno dei signori delle tessere, che non vogliono “cambiare verso” all’Italia.

Matteo Renzi, che in effetti sembra un “centauro” dentro il centrosinistra ed è un po’ volpe e un po’ leone, abile e vivace, ha chiesto, in modo chiaro e forte, di sostituire subito il “porcellum” con un sistema elettorale che permetta ai cittadini di scegliere davvero e di sapere subito chi ha vinto e chi ha perso, ma molti “compagni” di partito lo hanno criticato. Risultato? Lunga vita al “porcellum”.

fdc