Continueranno a farci del male?

Continueranno a farsi del male? Pare proprio di sì. Di chi sono i voti con i quali Matteo Renzi cerca di governare un Parlamento sgarrupato, eletto con l’abominevole “porcellum” e che ha il record mondiale di trasformismo politico? Secondo il buon Bersani sono suoi. Qualcuno pensava che fossero dei cittadini che sono andati a votare in quel lontano 2013, mentre sono davvero tutti suoi i voti che ha perso in poco tempo, passando da sondaggi trionfali alla “non vittoria” che ha permesso a Berlusconi di pareggiare. E’ tutto suo il risultato del penoso incontro in streaming con Beppe Grillo, che ha condannato Enrico Letta al “governo di larghe intese” con l’immortale Caimano. Anche D’Alema, che è un uomo d’onore, acuto e fulminante, che per anni ha inchiodato il Pd all’eterno duello con Veltroni, appena concluse le faticose primarie romane, ha detto finalmente qualcosa di sinistra ed ha minacciato una scissione latente lanciando la candidatura alternativa dell’ottimo Bray, che però ha subito rifiutato. Che senso ha un’uscita del genere? Probabilmente è un misto di arroganza ed invidia e vuole far male a Renzi per fargli rivivere la sua esperienza del 2000, quando si dimise dopo la sconfitta alle regionali, visto che anche lui –come Renzi- non era stato eletto premier dopo una vera elezione politica. Sarebbe in qualche modo giustificata, dopo i microbrogli ai seggi napoletani delle primarie, la reazione scandalizzata e pensosa di Bassolino, anche se secondo il maestro di strada Mario Rossi-Doria, sono state primarie “asburgiche” rispetto a quanto avviene normalmente nella sua città. Anche lui, invece di fare il vecchio saggio, come età, esperienza e un po’ di generosità consiglierebbero, minaccia una lista autonoma contro il suo partito, come fece Cofferati, che consegnò la Liguria all’improbabile Totti. Ma anche i giovani non si risparmiano. Speranza considera il suo segretario un emulo di Berlusconi e non sopporta che “per fortuna Matteo c’è”. Un altro giovane, uscito a sinistra, come il bravo Civati, si sta arrabattando per trovare un senso compiuto alla sua scelta di rottura e di sconfitta. La sinistra critica l’ “italicum” dimenticando che è frutto di un compromesso e che per cambiarlo, visto che non ci sono i voti, bisognerebbe inserire in maggioranza la fata Smemorina grazie alla quale “bidibodibu e l’italicum non c’è più…”. In questo scenario non può consolare che gli altri stiano molto peggio. Il Movimento 5 Stelle ha indotto alle dimissioni e alle lacrime la sua candidata sindaco a Milano, Patrizia Bedori, accusata di essere una casalinga brutta e obesa. La candidata a Roma, invece, è volenterosa e telegenica, ma secondo la cittadina-deputata Taverna rischia di vincere grazie a una clamorosa congiura a danno del M5S. Nel centrodestra, infine, si toccano le più raffinate vette del sadomasochismo. Hanno inventato le “gazebarie”, che –anche senza il verdetto della Crusca- è proprio una parolaccia, con quella croce univoca da mettere, senza controllo alcuno (ma in compenso erano gratis), sul nome di Bertolaso, che prima del terremoto dell’Aquila sembrava una persona a posto. Con quelle regole non poteva perdere, ma alla fine il ghignante Salvini ha detto che gli preferisce Giorgia Meloni. La sua risposta è stata: “pensi a fare bene la mamma”, dimenticando che l’Italia è piena di mamme che fanno il doppio e triplo lavoro. E così un pezzo rilevante della politica italiana, in evidente stato confusionale, non trova di meglio che bisticciare e prendersela con le donne, specie se sono ingombranti o poco telegeniche. In generale c’è poca memoria storica per il “centralismo democratico”, quando la minoranza accettava le decisioni della maggioranza, poco rispetto per le donne e per le regole, una diffusa ed irriducibile invidia. Chissà quando la smetteranno di farci del male?