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		<title>Scossa alla politica</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jan 2014 14:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Allora “si può fare!”. Forse è opportuno essere prudenti prima di lanciare il grido trionfale del dottor Frankestein Junior (di Mel Brooks, 1974), quando riporta alla vita il corpo di un morto con il cervello sbagliato, però la scossa c’è stata. Matteo Renzi non è Gene Wilder, ma è riuscito a trovare l’energia giusta per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Allora “si può fare!”</strong>. Forse è opportuno essere prudenti prima di lanciare il grido trionfale del dottor<strong> Frankestein Junior</strong> (di Mel Brooks, 1974), quando riporta alla vita il corpo di un morto con il cervello sbagliato, però la scossa c’è stata. Matteo Renzi non è Gene Wilder, ma è riuscito a trovare l’energia giusta per rimettere in moto la moribonda politica italiana.<span id="more-376"></span> Appena eletto alle primarie, con un consenso e una partecipazione straordinaria, ha cominciato a riversare sul Parlamento, dal quale è escluso e in minoranza nel suo stesso partito, una <strong>serie di proposte che hanno creato interesse e subbuglio tra alleati ed avversari</strong>. Ha imposto <strong>tempi rapidissimi</strong>, che mal si conciliano con i rituali romani, ma che sono essenziali per non deludere le speranze degli elettori, non solo del centro sinistra. Innanzi tutto la legge elettorale, che dovrebbe <strong>mandare in soffitta l’orrido Porcellum</strong>, del quale parlano male anche coloro che l’hanno votato otto anni fa e che adesso dovrebbero avere almeno la decenza di restare in un contrito silenzio. Ha lanciato una proposta aperta a tutti, con tre o quattro<strong> soluzioni possibili</strong>, che dovrebbero garantire, più o meno, adeguata <strong>rappresentatività e soprattutto coerenza e stabilità di governo</strong>. Ha anche chiesto di <strong>abolire subito il Senato</strong>, con un risparmio di circa un miliardo di euro e dando una botta decisiva al numero esorbitante della casta in Italia. Ha fatto proposte per <strong>semplificare la normativa sul lavoro</strong>, che incredibilmente potrebbero piacere sia a Landini sia a Marchionne e sembra in prima linea nell’<strong>abolizione del finanziamento pubblico dei partiti</strong>. E poi ha fatto riemergere dall’oblio italico la legge per <strong>regolarizzare le unioni civili e per modificare, se non abolire, la legge Bossi-Fini</strong>, che non è servita a frenare l’emigrazione dei disperati, ma ha intasato la burocrazia giudiziaria e trasformato i “centri di accoglienza” in lager senza nome.</p>
<p>Adesso amici ed avversari devono fare i conti con la sua rapidità e determinazione. Il <strong>più infastidito di tutti è Beppe Grillo</strong>, poco abituato a sparare le sue bordate su un avversario in movimento. Il leader dei 5stelle, rifiuta qualsiasi proposta di riforma con la scusa che questo parlamento è delegittimato. Così si infila nel famoso <strong>paradosso di Epimenide</strong>: tutti i cretesi sono bugiardi, ma io sono cretese. Il risultato del suo pseudo ragionamento sarebbe la paralisi, visto che questo parlamento non è autorizzato a modificare la legge elettorale che lo ha prodotto, ma che darebbe vita a un nuovo parlamento, a sua volta delegittimato all’infinito. Il <strong>vecchio Berlusconi, un po’ invidioso e un po’ ammirato di Renzi</strong>, sembra finalmente disposto a modificare il Procellum, che aveva fortemente voluto nel 2005, ma chiede in cambio le elezioni politiche in concomitanza con quelle europee, tanto per provare a far risalire lo spread, che evidentemente gli sta antipatico. <strong>Alfano, che deve dimostrare di esistere nel centrodestra</strong>, è pronto a ragionare su una nuova legge elettorale, ma si oppone sia alle unioni civili sia alle modifiche della Bossi-Fini, e poco importa che ormai siano bagaglio comune a tutti i conservatori europei. <strong>Mentre Letta si è messo sulla sua scia, un pezzo del Pd resta a guardare, incerto se allinearsi con il nuovo segretario o farlo consumare e decadere come al solito</strong>. Forse pochi se ne sono accorti, ma una battaglia decisiva di Renzi sarà anche quella di alleggerire la burocrazia romana del Pd da costi insostenibili, specie senza il finanziamento pubblico. Senza consultare gli astrologi sappiamo che il 2014 sarà decisivo per far uscire l’Italia dalla palude nella quale è bloccata da anni. Per questo <strong>c’è un disperato bisogno che qualcuno affermi, contro ogni pessimismo dell’intelligenza: “Si può fare!”.</strong></p>
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		<title>La sostenibile leggerezza del dorso</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Dec 2013 15:09:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La regina è ritornata dall’esilio, ma –come nelle fiabe- ha dovuto fare un lungo percorso dentro di sé per riconquistare il suo tesoro. Federica Pellegrini è ritornata all’oro nella “sua” gara, dalla quale negli ultimi anni era stata spodestata più dalle sue paure che dalle avversarie, sempre in agguato e pronte ad approfittare di ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La regina è ritornata</strong> dall’esilio, ma –come nelle fiabe- ha dovuto fare un lungo percorso dentro di sé per riconquistare il suo tesoro. <strong>Federica Pellegrini è ritornata all’oro</strong> nella “sua” gara, dalla quale negli ultimi anni era stata spodestata più dalle sue paure che dalle avversarie, sempre in agguato e pronte ad approfittare di ogni minimo segno di debolezza. <strong>Per ritornare sul trono dei 200 stile libero</strong>, ai recenti Campionati Europei in vasca corta (da 25 metri) di Herning in Danimarca,<strong> ha dovuto allontanarsi da se stessa e rigenerarsi con un farmaco quasi omeopatico: ha dovuto nuotare a dorso</strong>. Pochi, forse, si sono chiesti come si spieghi questa strana soluzione tecnica e psicologica, che si gioca su <strong>rassomiglianze e differenze.</strong> Pochi, forse, si sono chiesti: come si riesce a ritornare a vincere i 200 stile libero (1’52”80), nuotando e gareggiando per oltre un anno in uno stile “altro” e diverso come il dorso? Pochissimi sanno, probabilmente, che il dorso non è uno “stile” come gli altri, come la rana, il delfino e lo stesso stile libero, che in realtà è assai poco “libero” ma è il crawl, il più veloce e potente delle varie nuotate. <strong>Il dorso, a suo modo, è uno stile “filosofico”</strong> e quindi può diventare una sorta di <strong>farmaco per guarire da profonde e misteriose paure</strong>. Il dorso, a differenza degli altri stili, <strong>ti rende “laico”</strong> perché ti costringe a ristrutturare la tua visione del mondo.<strong> Ti toglie certezze, ma ti rende più forte, perché devi avanzare nuotando all’indietro</strong>. E per poterlo fare devi sapere sempre dove sei, senza poterlo vedere. Devi ricostruire dentro di te, come sosteneva <strong>Leibnit</strong>z, il mondo esterno, devi sapere dove sei e dove stai andando, nuotando dentro di te …anche per non andare a sbattere –direbbe il materialista <strong>Feuerbach</strong>, che secondo alcuni banalizzava sempre tutto-  contro la virata o l’arrivo, che di solito non arriva mai. E poi, quando nuoti a dorso, puoi guardare il cielo o le luci della piscina, che ti guidano come una stella cometa. Nuotare a dorso, assai più che negli altri stili, che si trascinano in vario modo nell’acqua, significa soprattutto scivolare e più riesci a sollevarti, più riesci a volare via. Per questo i muscoli dei dorsisti sono più leggeri e sottili. E così,<strong> la sostenibile leggerezza del dorso ha liberato Federica Pellegrini dai suoi fantasmi</strong> e le ha permesso di nuotare dentro se stessa per riprendersi il “suo” oro.</p>
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		<title>quasi tre milioni alle primarie pd 2013</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Dec 2013 22:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La generosità è merce rara nella politica italiana, impegnata a raccattare scontrini per i rimborsi. E così i pessimisti di professione, in un paese che abbandona i suoi giovani e ha un terzo della popolazione a rischio povertà, non si sono accorti che c’è un pezzo d’Italia che mugugna e si arrabbia, ma non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La generosità è merce rara nella politica italiana</strong>, impegnata a raccattare scontrini per i rimborsi. E così i pessimisti di professione, in <strong>un paese che abbandona i suoi giovani</strong> e ha <strong>un terzo della popolazione a rischio povertà</strong>, non si sono accorti che c’è un pezzo d’Italia che mugugna e si arrabbia, ma non si rassegna e che ha voluto <strong>mandare un segnale forte e chiaro al Partito democratico</strong>. Per questo in quasi in tre milioni si sono messi in fila, contro tutte le previsioni, per sostenere un Matteo Renzi che appena un anno fa era stato sconfitto da un usato sicuro, che poi era andato a sbattere contro il primo muro parlamentare.<span id="more-370"></span></p>
<p>Il <strong>vivace sindaco di Firenze</strong> è stato accusato di voler fare il doppio e forse triplo lavoro, è stato anche paragonato a Berlusconi, solo perché risulta simpatico, <strong>chiaro e persuasivo in televisione</strong>, anche se <strong>non controlla un impero mediatico, non ha ville, una sequenza di ex mogli e un condominio di fidanzate</strong>. Dentro il partito, forse, molti avevano sperato che dopo la prima sconfitta se ne fosse andato sbattendo la porta. E invece no. Ha accettato il risultato e si è rimesso a lavorare per cambiare il partito e la politica italiana. Ha attenuato nella forma il concetto di “rottamazione”, ma lo ha precisato nella sostanza, dal rifiuto del finanziamento ai partiti, alla eliminazione del Senato e il dimezzamento dei parlamentari, alla necessità di cambiare –da subito e ben prima che intervenisse la Consulta- l’osceno “porcellum” con una legge elettorale che restituisca il potere di scelta ai cittadini e dia stabilità al governo. Ha detto quello che pensava –senza ideologia- e milioni di persone hanno condiviso le sue stesse speranze.</p>
<p><strong>Ma la vecchia nomenklatura, abbarbicata ai suoi riti, alle sue certezze e ai piccoli e gradi privilegi, non si è accorta quasi di nulla.</strong></p>
<p><strong>Matteo Renzi ha vinto, ma non è un uomo solo al comando, nel senso berlusconiano del termine, perchè ha dovuto pedalare, gareggiare, ingoiare la polvere e soprattutto confrontarsi e battere avversari forti e leali. E la qualità degli avversari, dentro i quali ti rifletti, è fondamentale per migliorare. Ecco perchè, se Matteo Renzi ha vinto alla grande, è merito anche di Cuperlo e Civati, che lo hanno costretto ad accelerare, a diventare più forte e più chiaro.</strong></p>
<p>Matteo Renzi ha vinto –soprattutto- grazie alla generosità del popolo democratico, a partire dalle migliaia di volontari che hanno aperto sedi e gazebo, e <strong>Romano Prodi ha incarnato questa generosità</strong>, dando l’esempio e andando a votare senza rancore.</p>
<p>Adesso Matteo Renzi sembra straordinariamente forte, ma dovrà governare un pezzo importante della politica italiana stando <strong>lontano da Roma</strong>, cambiare e far <strong>cambiare senza farsi stritolare da antichi e micidiali meccanismi del Palazzo</strong>.</p>
<p>Adesso Matteo Renzi è circondato e sostenuto da sentimenti opposti. <strong>Dovrà confrontarsi con l’invidia segreta e silenziosa</strong> di chi sta dentro il suo partito, che potrebbe tradire come hanno fatto i famigerati 101. C’è poi l’invidia attonita della Lega Nord, che ha copiato le primarie è ha raccolto appena 10.000 partecipanti contro i quasi tre milioni del Pd. <strong>L’invidia dei M5S</strong>, che si accontentano delle primarie opache e virtuali in rete, è tanto <strong>rancorosa</strong> da accusare chi si mette in fila per votare davvero di essere “pecoroni” o una “melma putrida”. <strong>Forza Italia e Nuovo centro destra sono invidiosissimi</strong>, ma non lo danno a vedere, anche se non vedono l’ora di invischiare il nuovo segretario del Pd nella melina delle solite trattative bugiarde.</p>
<p>Paradossalmente, però, il pericolo maggiore per Matteo Renzi è la speranza, che ha scaldato tanti cuori, non tutti di centrosinistra. <strong>Ha un compito affascinante e terribile</strong>: risollevare questa povera Italia, cambiare la politica, combattere la disoccupazione, valorizzare l’intelligenza dei giovani, confrontarsi con una Europa miope e gretta, collaborare con un governo Letta quasi paralizzato dai veti reciproci, opporsi e <strong>sconfiggere un vecchio Berlusconi ferito ed infuriato, che vede solo colpi di stato contro di lui</strong>. <strong>Dovrà essere un po’ volpe e molto leone, ma la Fortuna –come sapeva il suo concittadino Machiavelli- ama i giovani, anche se noi ce ne eravamo dimenticati. E allora, buona Fortuna a tutti.</strong></p>
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		<title>primarie: votare per essere</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Dec 2013 08:53:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Essere o non essere. Votare o non votare. Mi si nota di più se vado o non vado alle primarie del Partito democratico? Queste domande sono diventate l’ultimo assillo della politica italiana e ci sono ancora pochi giorni per dare una risposta. Le primarie introdotte dal Pd negli anni scorsi per avvicinarsi alla società civile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Essere o non essere. Votare o non votare.</strong> Mi si nota di più se vado o non vado alle primarie del Partito democratico? Queste domande sono diventate l’ultimo assillo della politica italiana e ci sono ancora pochi giorni per dare una risposta. Le <strong>primarie</strong> introdotte dal<strong> Pd</strong> negli anni scorsi per <strong>avvicinarsi alla società civile sono state una delle poche vere innovazioni della politica in Italia</strong>. Le volte scorse sono state un clamoroso successo, con lunghe file davanti ai gazebo e vari tentativi, tutti falliti, di imitazione, dalla Lega Nord al M5S allo stesso (ex) Popolo delle libertà, oggi ridotto alle “ereditarie”.<span id="more-368"></span> Milioni di cittadini hanno partecipato, anche quando i risultati sembravano scontati e probabilmente condizionati dalle varie nomenklature, anche se alla fine, come l’anno scorso, chi è stato scelto ha fallito clamorosamente. Questa volta <strong>sembra che gli entusiasmi si siano raffreddati e</strong> c’è chi punta a una partecipazione di soli militanti e simpatizzanti, giocando sull’imbarazzante equivoco: si tratta di una consultazione di partito o servono ad indicare il futuro leader del centrosinistra che dovrà vedersela, come negli ultimi vent’anni, con il solito <strong>Berlusconi</strong>? <strong>Il vecchio leone</strong>, infatti, resta il leader incontrastato di un centro destra che si ritroverà unito nel suo nome, e questa volta <strong>combatterà una lunga campagna elettorale in versione extraparlamentare, incattivito e galvanizzato dalla condanna e dalla decadenza che considera frutto di un “colpo di stato” e non di tre gradi di giudizio e di un atto dovuto da parte del Senato</strong>. E i sondaggi, come sempre, gli danno ragione.</p>
<p><strong>Queste primarie</strong>, allora, a differenza delle altre volte, <strong>diventano fondamentali</strong> perché non si andrà a votare solo per questo o per quello, ma per dare un segno preciso alla politica italiana, <strong>per dire</strong> che si vuol cambiare pagina, che <strong>non se ne può più di una casta avvinghiata agli scontrini di rimborso per viaggi, cene, alberghi e regalini a destra e sinistra</strong>. Per dire che si è stanchi ed arrabbiati delle mille promesse mai mantenute e forse si è stanchi anche dagli strepiti quasi sempre inutili di Grillo.</p>
<p><strong>Certo, non bisogna essere troppo intelligenti per essere molto pessimisti, ma c’è qualche spiraglio di speranza</strong>. Per esempio, i <strong>tre candidati</strong> che il partito democratico ha schierato, e che secondo qualcuno non si merita, sono una <strong>novità assoluta</strong>. <strong>Il più vecchio ha appena cinquant’anni, è colto, elegante, raffinato, bello e democratico e cita Italo Calvino</strong>. E’ affezionato a un’idea di partito che è stata bella e nobile e non esiste più, ma anche se è <strong>appoggiato dalla vecchia nomenklatura</strong> del partito questa volta, probabilmente, non vincerà. E poi ci sono gli <strong>altri du</strong>e, addirittura <strong>troppo giovani per essere stati comunisti o democristiani e quindi non sono stati complici dei misfatti che hanno affossato la “prima” Repubblica. Sono veloci, pronti, vivaci, impegnati, sembrano avere le idee chiare e quando “danno i numeri”, sul lavoro e i miliardi da recuperare per ridurre il debito pubblico, dicono (quasi) sempre cose giuste e certificate e questo è un’altra novità assoluta in una politica italiana troppo spesso approssimativa o bugiarda</strong>. Nel confronto alla “X Factor” sono stati chiari, a tratti divertenti, sempre leali e soprattutto non si sono insultati (pensate cosa sarebbe successo con Santanché o Brunetta). Hanno parlato, con serietà e convinzione, di lavoro, scuola, ricerca, giovani, di drastica <strong>riduzione dei costi della politica</strong>, a partire dalla eliminazione del Senato, tagliando, così, della metà il numero dei parlamentari, e di nuova legge elettorale, che deve garantire governabilità e diritto di scelta da parte dei cittadini. Ma, soprattutto, non hanno parlato di Berlusconi. Ecco, il punto è proprio questo. Queste primarie, che hanno lo share più basso, sono invece un’occasione preziosa per tutti coloro che vogliono dare un segnale –indipendentemente da quello che hanno votato in passato- per andare oltre una crisi che non è stata solo economica, ma politica, etica e sociale. <strong>Sono un’occasione da non perdere per dire che l’Italia ha bisogno di facce, intelligenze ed energie nuove, che non ci facciano vergognare all’estero e che valorizzino le mille risorse che abbiamo dentro di noi, ma bisogna decidere: essere o non essere, votare o non votare?</strong></p>
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		<title>Baby ultras</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Dec 2013 07:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notizia è terrificante, ma è scivolata via leggera, come l’increspatura di un breve sorriso, forse di fastidio forse di complicità. Le urla e gli insulti, razzisti e non solo, delle varie curve nord o sud sono ormai abituali, qualche volta fanno scandalo, se ne parla e poi tutto ritorna come prima. Recentemente, le autorità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La notizia è terrificante</strong>, ma è scivolata via leggera, come l’increspatura di un breve sorriso, forse di fastidio forse di complicità.</p>
<p>Le urla e gli insulti, razzisti e non solo, delle varie curve nord o sud sono ormai abituali, qualche volta fanno scandalo, se ne parla e poi tutto ritorna come prima. Recentemente, le autorità calcistiche si sono fatte più occhiute e severe, danno multe e qualche volta chiudono le curve incriminate. E’ successo domenica scorsa, a Torino, durante l’incontro tra Juventus ed Udinese. La curva era stata chiusa per insulti e la dirigenza della squadra ospite aveva avuto una bella idea: <strong>riempire la curva proibita con dei bambini, che sono piccoli, innocenti e poi fanno audience, tenerezza e garantiscono un buon ritorno d’immagine</strong>. Ma quei dirigenti, un po’ furbi e un po’ distratti, forse non hanno letto <strong>“Il signore delle mosche”, di William Golding, che racconta la possibile feroce cattiveria di bambini ed adolescenti lasciati a se stessi in un isola deserta</strong>. <span id="more-366"></span>E così, <strong>migliaia di bambini</strong>, portati da maestre e genitori ordinatamente allo stadio per una bella festa dello sport, già bardati con sciarpe e segni tribali sul viso, <strong>si sono comportati come forse era inevitabile: da ultras</strong>. Hanno insultato in coro il portiere dell’Udinese ogni volta che toccava palla. Sarebbe successo lo stesso se la partita si fosse giocata ad Udine? Credo o forse mi illudo di no, e non solo per solidarietà regionale (Trieste, del resto, non è ormai capitale del Friuli?), ma anche e soprattutto perché i tifosi friulani sono sempre stati particolarmente corretti, tanto da togliere –come succede in Inghilterra- barriere e trincee degne della Grande Guerra, che di norma dividono il pubblico dal campo di gioco.</p>
<p><strong>La notizia che dei bambini</strong>, felici e contenti, con tanto di scritte antirazziste, che altri hanno scritto per loro, <strong>dicano in coro “merda!”</strong> quando un avversario tocca la palla, <strong>è terrificante, non solo per il calcio, ma per tutti noi</strong>. Significa, forse, che <strong>quando diventeranno grandi</strong> si porteranno allo stadio delle spranghe; se entreranno in Consiglio regionale se le daranno di santa ragione; se diventeranno governatori del Piemonte,<strong> faranno pagare ai cittadini l’acquisto di qualche vezzoso paio di mutande, rigorosamente di color verde</strong>; oppure dichiareranno di essere poveri, per avere uno sconto sulle tasse universitarie, anche se il papà gira in Ferrari; per vincere un concorso a cattedre, si faranno suggerire le risposte da qualche potente “barone”; oppure si dimenticheranno di pagare le tasse, ma questo non è tanto grave. Invece è <strong>preoccupante</strong> che <strong>non ci sia stato vicino a loro un maestro,</strong> un genitore, un dirigente sportivo o magari uno stewartd, a<strong> tirargli le orecchie</strong> e a portarli a casa dopo la prima parolaccia. Ecco, allora, pronta una <strong>nuova generazione di “sportivi” all’italiana, tendenti all’obesità e al mancato rispetto delle regole e dell’avversari</strong>o, che si sentono forti in branco e che tanto una parolaccia ogni tanto, quando il portiere dell’Udinese tocca il pallone, non sarà un gran problema.</p>
<p><strong>Il futuro è già dentro di noi, con quei bambini lasciati soli, come se la curva dello stadio fosse l’isola deserta e terrificante del signore delle mosche.</strong></p>
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		<title>Lunga vita al “porcellum” (seconda puntata)</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Nov 2013 08:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il “porcellum” non è solo la legge elettorale che sta avvelenando la politica italiana, è lo spirito del tempo in questa nostra povera Italia. Lo ha inventato, nel 2005, un astuto odontoiatra leghista per fare un favore a Berlusconi, Bossi, Fini e Casini, e per fare un dispetto al centrosinistra, ma ormai la sua “creatura” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>“porcellum”</strong> non è solo la legge elettorale che sta avvelenando la politica italiana, è lo <strong>spirito del tempo</strong> in questa nostra povera Italia.</p>
<p>Lo ha inventato, nel 2005, un astuto odontoiatra leghista per fare un favore a Berlusconi, Bossi, Fini e Casini, e per fare un dispetto al centrosinistra, ma ormai la sua “creatura” ha i<strong> lineamenti dell’Italia in cui ci siamo condannati a vivere</strong>.</p>
<p><strong>Siamo un paese vecchio, impoverito e spaventato, che manda “a quel paese” i suoi giovani migliori. Avremmo bisogno di speranza, intelligenza e coraggio, invece ci ritroviamo con una classe dirigente confusa, inerte, inesperta o stantia, incapace di parlare di futuro.<span id="more-363"></span></strong></p>
<p>Machiavelli diceva che il <strong>Principe</strong> doveva essere un <strong>“centauro”</strong>, oppure, a seconda del momento, <strong>volpe o leone</strong>, prudente o coraggioso, ma siccome nessuno può modificare la propria natura, preferiva la <strong>Repubblica</strong> perché permette di scegliere chi ci può guidare nel modo più adeguato ai tempi.</p>
<p>Eppure il segretario fiorentino, che era molto pessimista sulla natura degli uomini, mai avrebbe pensato che la sua <strong>Italia</strong> sarebbe stata <strong>governata, non da volpi o leoni, ma da un miserabile “porcellum”.</strong></p>
<p>E così, l’odontoiatra leghista ci ha condannato ad avere –nella migliore delle ipotesi- una <strong>“classe diligente”, che deve obbedienza e gratitudine a chi l’ha nominata</strong>.</p>
<p>Il “porcellum” prevede un premio di maggioranza abnorme -probabilmente anticostituzionale- alla Camera, con due sistemi completamente diversi tra Camera e Senato; impone liste elettorali di “nominati” dall’alto; priva i cittadini del potere di scegliere i propri rappresentanti ed ha buone probabilità di imporre le <strong>“larghe intese” da qui all’eternità.</strong></p>
<p>Adesso, come se non bastasse, anche<strong> Beppe Grillo si è fatto “avvelenare” dalla tentazione di usare il “porcellum”</strong> per vincere le elezioni, che vorrebbe subito.</p>
<p>L’astuto <strong>“porcellum”</strong>, così, se la ride alle nostre spalle e <strong>grufola dappertutto</strong>. Se in <strong>politica</strong> abbiamo una <strong>“classe diligente”</strong> di cooptati in base a simpatia ed obbedienza, in economia abbiamo un <strong>capitalismo di rapina e di relazione</strong>, che rifiuta la concorrenza, si scambia favori e paga i suoi <strong>manager incapa</strong>ci e complici con <strong>milioni di euro di buonuscita</strong> da aziende che hanno fatto quasi fallire. L’accademia, invece, sembra intasata da concorsi opachi o fasulli. Il risultato è che ogni casta ha il suo “porcellum” di riferimento. <strong>Solo scienza e sport (doping a parte) misurano merito e risultati, ma è troppo poco.</strong></p>
<p>Dentro il Palazzo, intanto, si diffonde la tentazione di ritornare al <strong>sistema proporzionale e alle preferenze</strong>, che hanno condannato i governi della “prima” Repubblica all’<strong>instabilità permanente, al voto di scambio, corruzione e moltiplicazione del debito pubblico</strong>. Un degno rappresentante di questo sistema è il consigliere regionale del Lazio detto <strong>“er Batman”</strong>, campione di preferenze e di spese pazze con i soldi pubblici, erede del “divo” Andreotti, che per qualcuno era il <strong>Belzebù</strong> della prima Repubblica.</p>
<p>Tra tutti i sistemi elettorali a disposizione, quello per <strong>l’elezione del sindaco, maggioritario a doppio turno</strong>, ha dato i migliori risultati ed ha selezionato una nuova e vera “classe dirigente”, che spesso vince contro le nomenklature dei partiti e oltre gli schieramenti politici. Ma non piace a chi si è affezionato al “porcellum”.</p>
<p>Il <strong>Partito democratico</strong>, in effetti, si è sempre opposto al “porcellum” e sostiene il doppio turno alla francese, ma lo fa in modo <strong>timido</strong>, quasi clandestino, a tratti complice, e adesso, probabilmente, lo considera una sorta di assicurazione per <strong>allungare la vita del governo Letta</strong>.</p>
<p>In questo momento, però, il Pd è distratto dalle <strong>primarie</strong> e dal suo ennesimo <strong>paradosso</strong>: l’esplosione inattesa ed inquietante degli iscritti (certo non a Trieste). Dovrebbe esultare per il ritorno della <strong>passione politica</strong> e invece annaspa per il ritorno dei <strong>signori delle tessere</strong>, che non vogliono “cambiare verso” all’Italia.</p>
<p><strong>Matteo Renzi</strong>, che in effetti sembra un<strong> “centauro”</strong> dentro il centrosinistra ed è <strong>un po’ volpe e un po’ leone,</strong> abile e vivace, ha chiesto, in modo chiaro e forte, di sostituire subito il “porcellum” con un sistema elettorale che permetta ai cittadini di scegliere davvero e di sapere subito chi ha vinto e chi ha perso, ma <strong>molti “compagni” di partito lo hanno criticato. Risultato? Lunga vita al “porcellum”.</strong></p>
<p><em><strong>fdc</strong></em></p>
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		<title>#noporcellumday</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Oct 2013 12:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Nessuno è perfetto”. Il principio di tolleranza che innesca lo sguardo stralunato di Jack Lemmon, con una bella parrucca bionda, sarebbe piaciuto a Hume e Voltaire. Ma c’è un limite a tutto. Qualcuno è arrabbiato contro la “casta” inamovibile e costosa? ritiene che l’aumento dell’Iva sia dannoso per l’economia italiana? pensa che pagherà l’Imu sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Nessuno è perfetto”</strong>. Il principio di tolleranza che innesca lo sguardo stralunato di Jack Lemmon, con una bella parrucca bionda, sarebbe piaciuto a Hume e Voltaire. Ma <strong>c’è un limite a tutto</strong>. <strong>Qualcuno è arrabbiato contro la “casta” inamovibile e costosa?</strong> ritiene che l’aumento dell’Iva sia dannoso per l’economia italiana? pensa che pagherà l’Imu sotto mentite spoglie? è furioso per la montagna di evasione e corruzione che affondano l’Italia? <strong>Allora si indigni contro il “porcellum” e con chi lo ha inventato e votato e adesso –sotto una coltre di chiacchiere- non vuole rinunciare alla sua “creatura”.<span id="more-358"></span></strong></p>
<p>Il “porcellum”, che ci sgoverna da anni, ci ha condannato ad avere in Parlamento –nella migliore delle ipotesi- una <strong>“classe diligente”</strong>, che deve <strong>obbedienza e gratitudine</strong> a chi l’ha nominata.</p>
<p><strong>Il “porcellum” è il pessimo del peggio. E’ un sistema elettorale velenoso</strong> che prevede un premio di maggioranza abnorme alla Camera e due sistemi completamente diversi tra Camera e Senato, con il rischio di rendere ingovernabile il Paese; impone liste elettorali di “nominati” dall’alto; priva i cittadini del potere di scegliere i propri rappresentanti ed ha buone probabilità di imporre le<strong> “larghe intese” da qui all’eternità.</strong></p>
<p>Il suo autore -un astuto dentista leghista- in un momento di perfida sincerità, lo ha definito “una porcata”, ed è stato <strong>votato</strong> –è bene ricordarlo- <strong>nel 2005 da Forza Italia di Berlusconi, Lega Nord di Bossi, Alleanza Nazionale di Fini e Udc di Casini</strong>, per fare un clamoroso dispetto al centrosinistra. Come se non bastasse, anche <strong>Beppe Grillo si è fatto “avvelenare” dalla tentazione di usarlo per vincere le prossime elezioni</strong>. Solo <strong>Berlusconi</strong>, trionfante nel 2008, ha ottenuto una maggioranza schiacciante in entrambi i rami del Parlamento, però ha sprecato un’occasione unica, è andato a sbattere contro una crisi che aveva negato fino all’ultimo, ma <strong>ha trovato il tempo di far certificare, dalla “sua” maggioranza obbediente, che Ruby Rubacuori era nipote di Mubarak.</strong> E così, la sua “classe diligente” è stata premiata con la rielezione.</p>
<p><strong>Il Partito democratico si è sempre opposto al “porcellum”, ma lo ha fatto in modo timido, quasi clandestino, a tratti complice</strong>, e adesso, probabilmente, lo considera una sorta di assicurazione per allungare la vita del governo Letta.</p>
<p>Eppure, anche se nessuna legge elettorale è perfetta, <strong>l’Italia avrebbe il diritto</strong> di selezionare, davvero, <strong>una “classe dirigente” onesta e seria, capace e responsabile</strong>. Ma sarà dura. <strong>Il sistema economico premia con milioni di euro di buonuscita manager che hanno portato sull’orlo del fallimento le loro aziende. L’accademia universitaria sembra intasata da concorsi fasulli. E così, da noi, ogni casta ha il suo “porcellum” di riferimento</strong>.</p>
<p>In Europa, il sistema spagnolo, con circoscrizioni più piccole e liste bloccate più corte, rassomiglia al “porcellum”; quello tedesco induce a “grosse koalitionen”, quello anglosassone è rigidamente maggioritario, memore dell’antica divisione tra tories e wihgs. Il sistema francese, <strong>maggioritario a doppio turno</strong>, ha ispirato da noi il sistema per l’elezione del sindaco, che funziona ed ha selezionato <strong>una nuova e vera “classe dirigente”,</strong> che spesso vince contro le nomenklature dei partiti e oltre gli schieramenti politici.</p>
<p>Qualcuno dice che la legge elettorale “non si fa a colpi di maggioranze”, ma non è, questa, la regola della democrazia?</p>
<p>Qualcun altro, invece, dovrebbe ascoltare quel milione e 300 mila cittadini che volevano resuscitare il “mattarellum” (75% di eletti con maggioritario e 25% con proporzionale) ucciso proprio dal “porcellum”.</p>
<p>Invece c’è la <strong>tentazione di ritornare al sistema proporzionale e alle preferenze</strong>, che hanno condannato i governi della “prima” Repubblica all’instabilità permanente, ha diffuso il voto di scambio, la corruzione e la moltiplicazione del debito pubblico.</p>
<p>Un deputato del Pd, <strong>Roberto Giacchetti</strong>, con antiche memorie radicali, sta facendo lo sciopero della fame ed ha organizzato, per il <strong>31 ottobre 2013, il #noporcellumday</strong>, ma è stato accusato dal suo partito di disturbare le “larghe intese”. <strong>Matteo Renzi,</strong> ha chiesto un sistema che permetta ai cittadini di sceglie e di sapere subito chi ha vinto e chi ha perso, ma <strong>molti “compagni” di partito lo hanno criticato. Misteri della politica politicante.</strong></p>
<p><em><strong>fdc</strong></em></p>
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		<title>Pulcinella</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Oct 2013 21:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo il paese di Pulcinella. Lo abbiamo sempre saputo, ma abbiamo fatto finta di niente e ce ne siamo dimenticati. In qualche istante ci siamo illusi di essere il paese di Garibaldi e di Verdi, dei fratelli Rosselli e di Adriano Olivetti, di Rita Levi Montalcini, di Renzo Piano, di Carlo Rubbia. Ma non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Siamo il paese di Pulcinella</strong>. Lo abbiamo sempre saputo, ma abbiamo fatto finta di niente e <strong>ce ne siamo dimenticati</strong>. In qualche istante<strong> ci siamo illusi</strong> di essere il paese di Garibaldi e di Verdi, dei fratelli Rosselli e di <strong>Adriano Olivetti, di Rita Levi Montalcini</strong>, di Renzo Piano, di Carlo Rubbia. Ma non è vero. Siamo il paese di Pulcinella, o se si vuole di Arlecchino, che serve sempre due padroni. Siamo un paese pieno di <strong>“maschere” impietrite dal lifting</strong>, che saltellano qua e là, una ne dicono e un’altra ne fanno. Carlo Goldoni ha cercato di farci diventare “personaggi”, persone con idee e passioni, che pensano, amano e soffrono, ma <strong>siamo incatenati alla Commedia dell’Arte</strong>. E se invece crediamo, grazie a Pirandello e Svevo, di essere diventati moderni e complessi, c’è sempre la politica, o almeno <strong>un pezzo della politica italiana, che ci fa ripiombare dentro un mondo di maschere</strong>. Il nostro <strong>Pulcinella nazionale</strong>, in questi ultimi vent’anni, forse ha fatto ridere qualcuno (milioni e milioni), ma <strong>ci è costato moltissimo</strong>, in termini di tasse, di debiti dovuti allo spread e di discredito internazionale. Nell’ultima settimana, i saltelli di Pulcinella sono stati eccessivi, anche per tanti che lo hanno amato e votato, e la velocità con cui <strong>ha cambiato le maschere della rabbia, della lacrima e della serietà, ha reso evidente che sempre di maschere si trattava, dietro le quali non c’è mai il bene pubblico ma sempre e soltanto la propria convenienza, per gabbare il suo pubblico facendo l’ammuina, anche se l’accento milanese è tanto marcato da sembrare una caricatura</strong>.</p>
<p>E così, dopo una settimana di insulti e sfiducie, di minacce e tradimenti, che ci sono costati mezzo punto di interessi in più dei debiti che pagheremo nei prossimi dieci anni, alla fine <strong>Pulcinella</strong> ha detto che aveva scherzato (beato lui) ed <strong>ha votato la fiducia al governo che il giorno prima aveva sfiduciato e che sfiducerà dopodomani</strong>. Forse qualcuno continuerà a divertirsi e a votarlo, perché, poverino, Pulcinella è una vittima per definizione, perseguitato da giudici e gendarmi (nel caso specifico della Guardia di Finanza). Eppure adesso avremmo <strong>bisogno di un po’ di verità</strong>, di impegno, rigore e solidarietà. Adesso il giovane, abile ed intelligente Enrico Letta continuerà a soffrire dentro un governo che non sente “suo” (ma neanche nostro), forse proverà di nuovo a raccontare al mondo la favola, che potrebbe essere vera, di un’Italia affidabile, e forse –questa volta- Pulcinella non lo pugnalerà alle spalle ritirando ministri che non sono più “suoi” e una fiducia che forse non serve. Forse. Ma, se al di là dei mille compiti che <strong>Enrico Letta</strong> si è dato, tutti importanti ed urgenti (lavoro e giovani, innanzi tutto), adesso vuole essere credibile, <strong>metta subito mano alla legge elettorale, senza cercare scuse, per eliminare il “porcellum”</strong> (memo: inventato da Calderoli e votato, a suo tempo, da Berlusconi, Bossi, Casini e Fini), che il Partito democratico ha sempre criticato e mai davvero provato a cambiare (<strong>perché non ha votato la mozione del “suo” deputato Giacchetti, che ha fatto anche lo sciopero della fame?</strong>). Adesso non c’è più tempo e non ci sono più scuse. Che il governo duri fin che vuole e può, ma deve <strong>restituire subito ai cittadini la loro dignità di elettor</strong>i. Un’altra maschera divertente ed inquietante, come <strong>Beppe Grillo, ha cambiato idea sul “porcellum” e vuole votare e vincere subito</strong>. In alternativa propone di reintrodurre delle preferenze, dimenticando o fingendo di non sapere che è il sistema che ha permesso a “er Batam” di raccogliere decine di migliaia di voti e al “divo” Andreotti di tirare a campare politicamente per oltre mezzo secolo. Dimentica o finge di non sapere (possibile che Casaleggio non lo abbia informato) che <strong>le preferenze innescano corruzione e voto di scambio, anche con la criminalità organizzata, e fa schizzare i costi (occulti) della politica</strong>. Tutto il contrario di quello che sostiene –per molti versi giustamente- il M5S, ma si sa che Pulcinella non parla solo napoletano. La soluzione è a portata di mano: o si recupera il <strong>vecchio “mattarellum”</strong>, maggioritario con un recupero proporzionale, per il quale ha firmato oltre un milione di cittadini, o si adotta il <strong>sistema a doppio turno</strong> che funziona alla grande per l’elezione dei sindaci. Cerchiamo, finalmente, di <strong>togliere la maschera a Pulcinella e di fare una cosa seria per il bene della democrazia in Italia</strong>.<strong></strong></p>
<p><em><strong> fdc</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ultimi stalinisti</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Aug 2013 15:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Illuminazione. All’improvviso la luce è arrivata e la risposta è rotolata fuori da dove era sempre stata, dentro la mia memoria inceppata. Da anni e soprattutto in questi giorni, mi chiedo: come è possibile che in Italia milioni di persone, serie, oneste e moderate, padri e madri di famiglia, anziani e giovani, ricchi, benestanti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Illuminazione</strong>. All’improvviso la luce è arrivata e la risposta è rotolata fuori da dove era sempre stata, dentro la mia <strong>memoria inceppata</strong>.</p>
<p>Da anni e soprattutto in questi giorni,<strong> mi chiedo: come è possibil</strong>e che in Italia milioni di persone, serie, oneste e moderate, padri e madri di famiglia, anziani e giovani, ricchi, benestanti e tanti poveri, continuino a <strong>fare il tifo per un evasore fiscale certificato da una condanna definitiva?</strong></p>
<p>La risposta è che<strong> Silvio Berlusconi non è un uomo, ma una “ideologia”, una “weltanschauung”, una concezione del mondo</strong>. E’ già successo. La <strong>Rivoluzione russa</strong> aveva promesso di liberare gli sfruttati, di dare lo stato agli operai e la terra ai contadini. L’Unione sovietica, così, era diventata “il paradiso dei lavoratori” e <strong>Stalin</strong>, come lo czar prima di lui, era il “piccolo padre” (nessuno si azzardava a chiamarlo <strong>“papi”</strong>), e per milioni di donne e di uomini era il <strong>simbolo della libertà dall’invasore, della giustizia e dell’eguaglianza.</strong><span id="more-352"></span></p>
<p>Anche <strong>tanti comunisti</strong> –per estremo paradosso, come quelli che presto rivoteranno per “Forza Italia”- erano<strong> brave persone</strong>, lavoravano onestamente, spesso si sposavano in chiesa e speravano in un mondo migliore. Qualche volta si accorgevano che <strong>in Urss le cose non andavano bene,</strong> che i negozi erano vuoti e le file per il pane interminabili, che la polizia politica (dove lavorava Putin) controllava le vite di tutti. Anche loro –come oggi gli elettori di Silvio Berlusconi- si <strong>coprivano gli occhi, la bocca e le orecchie perché guardavano a un ideale più alto, che in realtà era solo un’ideologia, una “falsa coscienza” su un mondo che non era mai esistito</strong>. L’ideologia acceca e nega la realtà più evidente. Per nostra fortuna le tragedie ideologiche del Novecento si sono estinte, l’Europa si è pacificata dandosi delle regole, il Muro è crollato, il possesso di troppe televisioni non può essere paragonato ai gulag e <strong>la repressione è stata sostituita dalla persuasione del sorriso</strong> (Orwell aveva già capito tutto). La realtà, però, contraddice sempre l’ideologia. Quei <strong>bunga bunga</strong>, anche con avvenenti minorenni, <strong>non erano cene eleganti</strong>; quelle <strong>fatture gonfiate</strong> a società di comodo, erano <strong>evasione fiscale e creazione di fondi neri</strong>; un giudice e una manciata di <strong>deputati</strong> della Repubblica <strong>comprati</strong> per convenienza economica e politica, pesano come <strong>macigni sull’etica pubblica</strong>.</p>
<p>La<strong> magistratura</strong> non è un “potere” e nemmeno un “regime”, ma un <strong>“ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere” (art. 104 della Costituzione) e quel “compitino” è un severissimo esame di stato</strong> che serve a selezionare un pezzo fondamentale di “classe dirigente”, come avviene con professori universitari, notai, medici, ingegneri e tanti altri, che insegnano ai nostri figli, ci curano e progettano le nostre case. La magistratura deve amministrare la giustizia, nel nome del popolo italiano, senza arbitrio, nel rigoroso rispetto delle leggi. <strong>Mettere in dubbio il valore di quel “compitino” significa demolire uno dei cardini su cui si regge la nostra società civile e quel po’ di meritocrazia che abbiamo in Italia</strong>.</p>
<p><strong>L’ideologia, invece, è dura a morire, è furba, utilizza la tecnica della doppia verità, che Togliatti conosceva bene, quando prometteva al suo popolo la rivoluzione e poi garantiva moderazione e benessere nelle regioni “rosse” che governava al meglio.</strong> Adesso la famosa “doppiezza” togliattiana si è ridotta a minacciare la <strong>“guerra civile” nelle parole di Bondi</strong> (che non a caso è stato comunista) e il giorno dopo nell’<strong>appoggiare il governo delle larghe intese</strong>, perché <strong>governare –dicono- è meglio che fottere</strong>. L’obiettivo è salvare l’ideologia, la visione del mondo e la falsa coscienza di Silvio Berlusconi, che –dopo tre gradi di giudizio e una condanna definitiva- nega l’evidenza, si dichiara innocente di fronte alla storia e trova milioni di italiani pronti a credergli nonostante tutto e tutti. E’ già successo, ma <strong>chi lo dice a quanti voteranno Berlusconi, che sono gli ultimi stalinisti?</strong></p>
<p><em><strong> fdc</strong></em></p>
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		<title>Che fare?</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Aug 2013 13:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Che fare?”. La domanda è antica e -tra i tanti- se l’è posta Lenin, quando era in esilio (1902), per dimostrare la necessità di un partito rivoluzionario, e prima e meglio di lui da Cernysevskij, scritto in carcere nel 1863, sull’eguaglianza tra uomo e donna. La domanda non si pone per Berlusconi, anche dopo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Che fare?”</strong>. La domanda è antica e -tra i tanti- se l’è posta <strong>Lenin</strong>, quando era in esilio (1902), per dimostrare la necessità di un partito rivoluzionario, e prima e meglio di lui da <strong>Cernysevskij</strong>, scritto in carcere nel 1863, sull’eguaglianza tra uomo e donna.</p>
<p><strong>La domanda non si pone per Berlusconi</strong>, anche dopo la sua condanna per una clamorosa evasione fiscale, perché <strong>per definizione non ha dubbi</strong>, attacca come sempre la magistratura, rilancia “Forza Italia” e dice che lui <strong>non molla</strong> né il potere né la politica, anche se è diventato del tutto impresentabile a livello internazionale.</p>
<p><strong>Il “Che fare?”, invece, rimbalza dentro il Partito democratico</strong>, che nell’eterno paradosso italiano, viene messo in crisi dalla condanna del suo storico avversario, da qualche mese ingombrante ed <strong>imbarazzante “alleato” dentro il governo delle larghe intese.</strong></p>
<p>La risposta è terribilmente semplice: <strong>il Partito democratico deve ricominciare a fare politica</strong>, con uno sguardo più ampio e che vada oltre il proprio ombelico. Deve raccontare agli italiani quali sono le soluzioni concrete alla crisi che ci soffoca, quali sono <strong>i progetti e le speranze ai quali ci possiamo aggrappare.</strong></p>
<p><strong>Il governo delle larghe intese è diventato una dolorosa necessità</strong> –imposta dal presidente Napolitano- <strong>a causa dei clamorosi errori fatti dalla sua classe dirigente</strong>, che dovrebbe essere <strong>“interdetta” da dichiarazioni</strong> dopo che si è dimenticata di fare campagna elettorale, si è umiliata con i “grillini”, ha gestito in modo disastroso l’elezione del Capo dello stato, non ha avuto abbastanza coraggio e fantasia per innovare la sua prassi politica.</p>
<p>Il Partito democratico dovrà raccontare, in particolare ai suoi elettori, che <strong>il destino dell’Italia è più importante di Berlusconi</strong>; che la legge è e deve essere eguale per tutti; che <strong>non c’è stata alcuna persecuzione</strong> perché da chi fa politica si pretende la massima onestà e trasparenza, dalla presunta evasione dell’Imu per una casa-palestra di Josefa Idem, che si è dimessa (quasi) subito da ministro delle Pari opportunità, alla condanna definitiva per una colossale evasione fiscale.</p>
<p>Da una parte, quindi, <strong>nessuna opportunistica indulgenz</strong>a nei confronti di un condannato eccellente, dall’altra si dovrebbe imporre una svolta produttiva al governo su economia, lavoro e giovani, senza farsi <strong>dettare l’agenda da un incattivito Brunetta</strong>. Possibile che –nonostante la logica, le richieste di imprenditori e sindacati, le indicazioni dell’Ocse e di Standard &amp; Poors- <strong>ci si stia arrabattando da mesi dietro la promessa elettorale della cancellazione (e il rimborso?) dell’Imu per tutte le prime case, che ha gettato nella disperazione il bilancio dei Comuni</strong>? Inizieranno, nonostante i roghi dell’ineffabile Calderoli, a semplificare la burocrazia e la vita delle imprese e degli italiani? Si ricorderanno che in Italia, l’arte e la cultura sono una miniera che stiamo sprecando in modo criminale?</p>
<p>E poi c’è la<strong> legge elettorale</strong>, che finalmente è stata messa all’ordine del giorno, ma non si è ancora capito se vogliono fare solo qualche ritocco all’<strong>orribile “porcellum”</strong> o ritornare al proporzionale, come sostengono i “grillini”, forse ignari che questo sistema ha inquinato con il voto di scambio la prima repubblica e per capirlo dovrebbero –se non vogliono leggersi troppi libri- <strong>rivedere il “Divo” di Paolo Sorrentino su Andreotti</strong> o andare a contare le mostruose preferenze raccolte da Er Batman nella regione Lazio. Naturalmente c’è il “mattarellum”, pronto, sperimentato e cancellato per dispetto dal solito Calderoli, ma forse è troppo veloce e facile&#8230;</p>
<p><strong>Il “Che fare?” del Partito democratico, da subito, dovrebbe tradursi nel “che cosa non fare”</strong>, nel senso di evitare le baruffe da salotto su congresso prima o dopo, su primarie aperte o semichiuse, dispetti e battutine su <strong>Matteo Renzi</strong>, che <strong>è già stato sprecato una volta</strong> per ingordigia, perchè molti volevano l’usato sicuro e il motore nuovo allo stesso prezzo e si sono ritrovati alleati con Berlusconi.</p>
<p><strong>“Che fare?”: non perseverare negli errori, perché sarebbe diabolico (e Berlusconi è sempre dietro l’angolo).</strong></p>
<p><strong><em> fdc</em></strong></p>
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