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		<title>Scuola pubblica e Berlusconi</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 12:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“Inculcare”. E’ il verbo utilizzato dal nostro Presidente del Consiglio parlando della scuola pubblica e delle famiglie. Non c’è bisogno di interpretazioni malevole o conoscere l’etimologia latina per intuire che si tratta di calcare dentro con il piede, spingere a forza, riempire un vaso vuoto. Ma che idea ha, il nostro Presidente del Consiglio, della cultura e della scuola italiana? Chi gli racconta queste cose? Il suo ministro Gelmini, che la conosce assai poco ma l’ha massacrata con i tagli? Il suo ministro Brunetta, che considera quasi tutti i docenti dei fannulloni? Chi spiegherà a questo vecchio signore tanto ricco e troppo potente, che ci sono cose che non si possono comprare? Tra queste c’è la cultura, chi si acquisisce lentamente, con fatica, passo dopo passo, il rispetto di sé e degli altri, l’incontro con mondi plurali ed idee lontane e vicine che altrimenti ci sarebbero precluse. La scuola italiana, maltrattata e tagliata, sta lavorando -nonostante tutto- per salvare quel po’ di memoria che ci rimane in una società che sembra annegare in un eterno presente televisivo. <span id="more-153"></span>Dentro le nostre aule un po’ scalcagnate parliamo della nostra identità nazionale complessa e sofferta, che nasce dai versi dei nostri poeti e continua nel sacrificio dei tanti giovani che hanno dato la vita per costruire un’Italia che speravano migliore (tra tutti Goffredo Mameli, morto a 23 anni nella difesa della Repubblica romana nel 1849). Parliamo anche della Costituzione (che bisognerebbe tenere sempre in tasca) e capita che gli studenti -appena la scoprono- vi si affezionino subito. Insegniamo, con tanta fatica, a leggere “il gran libro della natura”, come voleva Galileo Galilei, prima di essere condannato per eresia. Qualche volta frequentiamo con i nostri studenti i padri del liberalismo (Hume, Toqueville, Stuart Mill, Croce, Gobetti), che ci hanno insegnato la divisione dei poteri come garanzia della libertà dei cittadini. E poi la scuola pubblica italiana ha permesso a milioni di cittadini (tra cui il sottoscritto) di migliorarsi culturalmente, economicamente e socialmente, anche se adesso non manteniamo più le nostre promesse.</p>
<p>Qualcuno ha mai raccontato al nostro Presidente del Consiglio che i nostri studenti, quando frequentano le scuole straniere, diventano i primi della classe anche quando a casa sono mediocri? Si è accorto che stiamo riempiendo il mondo avanzato di talenti, che abbiamo istruito con i nostri soldi nella scuola pubblica, e che scappano perché non trovano opportunità di lavoro in patria? Sa che stiamo sprecando la risorsa più importante che abbiamo, la cultura, l’intelligenza e l’energia dei nostri giovani, che rimangono disoccupati (29,8%) o precari o sottopagati?</p>
<p>Possibile che pensi davvero che la migliore soluzione per una giovane donna sia “trovarsi un marito ricco” (ma va bene anche un amante)? Dire e pensare queste cose non significa corrompere le speranze dei nostri giovani?</p>
<p>Signor Presidente del Consiglio, perché non si rilegge gli articoli 9 (sulla tutela della cultura), 33 (sulla libertà d’insegnamento, pubblico e privato, ma nel caso di quest’ultimo “senza oneri per lo stato”) e 34 (sulla “scuola aperta a tutti”) della Costituzione, e siccome sappiamo che è molto generoso con le sue ospiti alle feste di Arcore, perché non restituisce quanto ha tolto alla scuola pubblica italiana, che è di tutti e continua a fare più di quello che può?</p>
<p><strong><em>fdc</em></strong></p>
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		<title>SE I “VECCHIONI” VINCONO A SANREMO</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 13:48:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma cosa sta succedendo? Davvero un vecchio professore di italiano e latino, che dicono severo con i suoi studenti, ha vinto il Festival di Sanremo con una canzone dedicata ai giovani, all’amore per la cultura e alla libertà delle idee? Davvero un vecchio comico, denigrato preventivamente dal servizio pubblico radiofonico su “Zapping”, ha commosso l’Italia e il presidente Napolitano cantando in modo intenso e sommesso “Fratelli d’Italia”, ricordando che il suo giovane autore, repubblicano e garibaldino, è morto nella difesa di Roma nel 1849? Davvero milioni di italiani hanno ascoltato, forse per la prima volta, le parole sagge e severe di Antonio Gramsci, che il fascismo ha messo in galera per vietargli di pensare? Davvero due raffinati sociologi travestiti da “iene”, come Luca e Paolo, hanno messo a nudo la debolezza dei potenti e il vuoto delle opposizioni? Davvero un anziano cantante e maratoneta ha ricordato alle sue “vallette”, troppo ricche, belle e distratte, che nelle piazze italiane c’è stata una manifestazione con centinaia di migliaia di donne (e di uomini) che chiedevano dignità e rispetto? Come mai tutto questo è accaduto nell’evento mediatico più “nazionalpopolare” (sintagma inventato da Gramsci, per accorciare la distanza tra intellettuali e popolo) che ci sia, mentre la nostra politica, accartocciata su se stessa, non riesce a trovare qualcuno che abbia parole e coraggio per far diventare finalmente maggiorenne questa nostra Italia?</p>
<p><em> fdc</em></p>
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		<title>L’ “opinione pubblica” affaticata</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 16:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ faticoso formarsi un’ “opinione pubblica”, critica ed informata, in un’Italia ridotta a “democrazia televisiva”, nella quale i processi si celebrano a “Porta a porta” o a “Ballarò” e la maggior parte dei cittadini si informano quasi esclusivamente guardando la televisione (Censis), specie quelli più poveri e meno istruiti (per questo che stiamo “risparmiando” sulla scuola?). Non sorprende, quindi, che il presidente del Consiglio, nonostante le inchieste che lo coinvolgono sulla prostituzione più o meno minorile e le telefonate bugiarde e avventate alla questura di Milano, nei sondaggi (o è l’auditel?) mantenga intatto il suo consenso. <span id="more-147"></span>In un altro paese a democrazia liberale sarebbe impensabile, ma in Italia, la maggioranza delle nostre “opinioni pubbliche” oscilla tra una certa ammirata invidia –compreso il porno divo Rocco Siffredi- per le prestazioni sessuali di un ultra settantenne, e il rigore dei guardiani della privacy che si tappano occhi, orecchie e naso per non vedere la realtà. Ma davvero c’è bisogno della Corte di Cassazione per sapere che Lele Mora recluta ed accompagna ad Arcore giovani donne, senza essere fermato dalla sorveglianza? Davvero abbiamo bisogno dei Carabinieri per sapere che cene “normalissime”, piene di ragazze, si susseguono a ritmi vertiginosi? C’è bisogno della Cia per sapere che il suo numero di telefono privato è nella memoria imbarazzante di prostitute (escort) dichiarate, come quella signora che lo ha affannosamente avvisato che una minorenne nordafricana (detta Ruby) era stata portata in questura a Milano? Bisogna conoscere le lingue straniere per intuire quello che scrive la stampa internazionale, compresa quella conservatrice come il Financial Times? Davvero abbiamo bisogno dei vescovi italiani per provare “sgomento” e “disagio morale” per gli “spettacoli nefasti, moralmente inaccettabili e pericolosi, specialmente per i giovani”? Dobbiamo aspettare WikiLeaks per sapere che le cancellerie europee guardano con imbarazzo un presidente del Consiglio italiano che fa le corna, bestemmia e racconta barzellette sugli ebrei e la Shoa? Abbiamo bisogno dell’Istat per indovinare che le famiglie italiane si sono impoverite perché sono state lasciate sole a reggere una crisi che prima è stata negata e poi superata senza colpo ferire? Abbiamo bisogno del Censis per cogliere dentro di noi un’Italia depressa ed incerta sul futuro? Dobbiamo aspettare Marchionne per renderci conto che il “sistema Italia” è burocratico, poco concorrenziale ed attrattivo per il capitali stranieri? Dobbiamo leggere le statistiche per indignarci se un giovane su 4 è senza lavoro e se tanti giovani italiani, che abbiamo istruito e che poi abbiamo abbandonato al precariato, se ne scappano all’estero ad arricchire i nostri concorrenti? Altro che “rivoluzione liberale”, promessa e tradita, nonostante una maggioranza parlamentare senza precedenti nella storia italiana. Dovremmo affrontare tutti questi problemi, ma le vicende private di un uomo pubblico ci condannano a perdere tempo sulle sfacciate frequentazioni di un nugolo di escort.</p>
<p>Molti si pongono la domanda: “cosa succede se se ne va?”. A parte il fatto che in una democrazia nessuno è insostituibile, se avessimo un sistema elettorale appena decente, potremmo scegliere tra una quantità di nomi tutti eccellenti. Dal “creativo” Tremonti, apprezzato a livello europeo, al rigoroso Draghi, da Maroni, che sta arrestando un sacco di mafiosi, alla Marcegaglia, che lavora va a letto presto la sera, da Renzi, che è giovane e grintoso, a Josefa Idem, 35 medaglie tra olimpiadi, mondiali, europei, che è forte, intelligente, e potrebbe governare l’Italia con disciplina, meritocrazia e solidarietà (è la mia preferita). Ma se vi piace questa specie di black block istituzionale, che interrompe ed insulta le trasmissioni televisive, ci fa ridere dietro a livello internazionale (a parte la Russia di Putin e la Libia di Gheddafi) e non risolve i problemi dell’Italia, …così sarà se vi pare.</p>
<p><strong><em>fdc</em></strong></p>
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		<title>La giovane e il vecchio preside</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 14:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proviamo a ragionare senza moralismi e fuori dal fango della politica italiana. Proviamo ad immaginare un contesto che ci aiuti a capire, a scegliere, a decidere. Immaginiamo di avere una figlia che frequenta l’ultimo anno di liceo, naturalmente è minorenne, ma se si trucca, come tutte le sue coetanee, mostra più della sua età. Immaginiamo che frequenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proviamo a ragionare senza moralismi e fuori dal fango della politica italiana. Proviamo ad immaginare un contesto che ci aiuti a capire, a scegliere, a decidere. Immaginiamo di avere una figlia che frequenta l’ultimo anno di liceo, naturalmente è minorenne, ma se si trucca, come tutte le sue coetanee, mostra più della sua età. Immaginiamo che frequenti un antico e prestigioso liceo fondato 150 anni fa, che ora è un po’ cadente, ma sempre forte della sua storia e delle sue glorie passate. Immaginiamo che sia retto da un vecchio preside, apparentemente gioviale, che gira con il parrucchino e non si cura se qualche studente sfacciato lo prende in giro. Immaginiamo, a questo punto, una cosa un po’ strana: scopriamo che il vecchio preside gioviale e quasi sempre sorridente ha invitato a casa sua nostra figlia e che poi –mentre noi pensavamo dormisse dalle sue amiche- ha, più volte, passato tutta la notte da lui. Venite a sapere anche che, al momento degli scrutini, ha telefonato al professore di matematica, il più severo della scuola, per trasformare l’insufficiente che vostra figlia si è presa perché troppo distratta, in sei per farla promuovere. E alla fine scoprite che ha dato a vostra figlia, e non si sa perché, 7000 euro.</p>
<p>Cosa pensereste, a questo punto, di quel vecchio preside, apparentemente gioviale e generoso? Non so voi, ma io chiamerei i carabinieri e lo denuncerei. Farei cambiare scuola a mia figlia, ma sarebbe meglio se quel vecchio sporcaccione fosse cacciato e il liceo recuperasse il rigore e l’onore di un tempo.</p>
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		<title>Nei panni degli operai</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 21:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Che tipo di persona è questo nostro presidente del Consiglio? Come fa, chi governa l’Italia con una buona intensità da quasi vent’anni, ad accogliere, con distratta leggerezza, l’ipotesi che l’azienda cardine dell’industria italiana se ne scappi dal nostro paese? Stiamo vivendo un momento drammaticamente cruciale della modernità globale, il nostro sistema industriale perde competitività su tutti i fronti (meno che nella piccola e media industria, che continua a macinare lavoro tutta da sola), e il vertice della politica italiana sembra far spallucce, senza uno straccio di proposta innovativa sulle relazioni sindacali (che si arrangino), sull’innovazione, sulla ricerca, sulla burocrazia, sulle tasse, sulle infrastrutture e i trasporti (dalle ferrovie alla banda larga).<span id="more-141"></span> Ma sì, la fuga della Fiat dall’Italia sarebbe la giusta punizione per quel residuo di comunisti annidati nella Fiom. Il nostro presidente del Consiglio, che pure ha speso un sacco dei nostri soldi per salvare “l’italianità” dell’Alitalia (ma piloti e ed hostess sono carini ed eleganti), questa volta non ha nemmeno tentato di esercitare la più piccola, umile e preziosa delle virtù laiche: mettersi nei panni degli altri. In generale i “panni” degli operai sono scomodi, anche quelli di Mirafiori. Certo, sono panni dignitosi, forse un po’ demodè, ma è un esercizio che –faticosamente- bisognerebbe cercare di fare: il turno di notte, uscire all’alba, prendere quando va bene 1200 euro al mese, aggirarsi nelle moderne, asettiche e colorate catene di montaggio (“Tempi moderni” era in bianco e nero) per otto e qualche volta dieci ore al giorno, continua ad essere scomodo. Ma sempre meglio che restare senza lavoro, con i figli che studiano e il mutuo da pagare. Adesso gli operai, che in maggioranza votano per Berlusconi e per la Lega, ma continuano a pagare per il peccato originale di esser stati comunisti o socialisti (ma anche democristiani) e per la superbia di essersi considerati “classe generale”, capace di governare lo stato e l’economia, si insultano l’un l’altro (“venduti”, “irresponsabili”). Ma tutti hanno votato il “referendum del diavolo” con la morte nel cuore, divisi tra lavoro e diritti. Davanti ai cancelli di Mirafiori non si è visto alcun operaio o operaia con il viso sorridente (gli operai sono per definizione poco telegenici), né tra quelli che dicevano di votare sì né tra quelli che dicevano a votare no. In compenso sono entrati anch’essi nella politica mediatica, nella politica degli ultras, dei tifosi da stadio di Nerone, con i politici pronti ad aizzare i leoni. Forse i sindacati hanno esagerato, sono stati troppo rigidi e protettivi nei confronti dei fannulloni e degli assenteisti. Probabilmente Marchionne non ha tutti i torti a parlar male dell’Italia, ma davvero pensa di risolvere tutto con la logica del prendere o lasciare? Adesso produrrà più velocemente tante macchine, ma poi dovrà anche venderle a qualcuno, visto che la Fiat sta perdendo quote di mercato in Europa e in Italia (a differenza della Volkswagen, dove gli operai sono coinvolti nella gestione industriale). E cosa fa il governo italiano? Rimane in tribuna d’onore a fare il tifo e magari fa qualche scommessina elettorale sul sicuro vincitore. Ma se la nostra politica, che dovrebbe essere l’arte del possibile e della mediazione progettuale, si limiterà a fare il tifo e lascerà il sistema produttivo a se stesso, sarà tutta l’Italia a perdere, con o senza Marchionne (comunque in viaggio verso Detroit).</p>
<p><strong>fdc</strong></p>
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		<title>Da che parte sto?</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 09:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dentro questo caos prolungato è successo qualcosa di nuovo. Adesso si può scegliere da che parte stare, senza barriere di carattere ideologico o di partito. Basta guardare le immagini che la televisione e la rete ci inviano e farsi una domanda facile facile: da che parte sto? Dalla parte di un ministro, che parla di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dentro questo caos prolungato è successo qualcosa di nuovo. Adesso si può scegliere da che parte stare, senza barriere di carattere ideologico o di partito. Basta guardare le immagini che la televisione e la rete ci inviano e farsi una domanda facile facile: da che parte sto? Dalla parte di un ministro, che parla di cose che non conosce e che non pratica, come la meritocrazia, o dalla parte dei giovani, quelli che il 22 dicembre 2010 chiedevano un po’ di futuro, più soldi per l’università e la scuola, e sono sfilati pacificamente e ironicamente sulla “tangenziale”, nei quartieri popolari di Roma, tra automobilisti che avrebbero dovuto essere inferociti ed invece sorridevano pazienti ed applaudivano? Da che parte sto? Dalla parte di un vecchio signore, educato, gentile e a suo modo severo, che viene da una tradizione forte e dolorosa, che ha aperto le braccia e le porte del suo palazzo per ascoltare (finalmente) i giovani che vogliono un’Italia migliore e meno ingiusta? O dalla parte di un signore che non si rassegna all’età, molto ricco e potente, che è diventato una sorta di black bloc istituzionale, che insulta la magistratura, minaccia i media e vuole ricorrere alla televisione e alla piazza invece di rassegnarsi alle regole dello stato di diritto? Da che parte sto?</p>
<p><em>fdc</em></p>
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		<title>Gli ultras in Parlamento</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 16:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai l’omologazione tra politica e calcio è quasi completata. La politica italiana pensa ed agisce come il calcio, non quello inteso come sport, ma il calcio spettacolo, miliardario e televisivo, spesso volgare, rissoso e bugiardo, con i giocatori che fingono falli inesistenti e si arrabbiano quando gli arbitri fischiano qualche fallo che hanno realmente commesso. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai l’omologazione tra politica e calcio è quasi completata. La politica italiana pensa ed agisce come il calcio, non quello inteso come sport, ma il calcio spettacolo, miliardario e televisivo, spesso volgare, rissoso e bugiardo, con i giocatori che fingono falli inesistenti e si arrabbiano quando gli arbitri fischiano qualche fallo che hanno realmente commesso. Così la politica italiana se gli manca un giocatore per segnare il goal decisivo, va sul mercato e se lo compra. Così i parlamentari vengono nominati (grazie alla legge elettorale “porcata”), comprati e venduti secondo la necessità del momento, perché non importa giocare pulito, ma vincere a qualsiasi costo.<span id="more-135"></span></p>
<p>Così succede che se la partita giocata in parlamento sembra truccata e i giocatori in campo si aggrediscono e si insultano l’un l’altro, i tifosi che stanno fuori si sentono autorizzati a comportarsi nello stesso modo e a spaccare tutto, come un qualsiasi derby Roma-Lazio. Questa volta si è trattato di Piazza del Popolo e le gesta di due o trecento ultras incendiari hanno cancellato dallo sguardo televisivo (l’unico che conta) migliaia e migliaia di studenti che sfilavano pacifici perché stanno restando senza scuola e senza università, migliaia di cittadini dell’Aquila che sono rimasti senza la loro città, centinaia di poliziotti che si sono sentiti pugnalati alle spalle perchè sono rimasti senza soldi per la benzina. Eppure due giovani, probabilmente colti ed intelligenti, ad “Annozero” si sono persi in comizietto sociologico invece di condannare senza esitazioni le violenze che li condannano alla sconfitta. Naturalmente è vero che questo governo, e più in generale questa società, hanno rubato il loro futuro, tagliando soldi alla scuola, all’università, alla ricerca, alla cultura, ma non è comportandosi come e peggio dei deputati in Parlamento che si cambierà lo stato di cose presente.</p>
<p>Anche quarant’anni fa migliaia di giovani protestavano pacificamente per avere un futuro migliore, ma poi qualcuno –invece di ascoltarli- ha pensato di mettere delle bombe a Piazza Fontana, a Milano (12 dicembre 1969), e poi a Peteano, vicino a Gorizia (31 maggio 1972), e ancora alla Questura di Milano (17 maggio 1973), a Piazza della Loggia di Brescia (28 maggio 1974), sul treno Italicus vicino a Bologna (4 agosto 1974), alla stazione di Bologna, alle ore 10.24 del 2 agosto 1984, al rapido 904, vicino a Bologna, il 23 dicembre 1984. Dentro quel clima, dentro quelle stragi, qualcun’altro ha pensato di non schierarsi “né con lo Stato né con le Brigate Rosse”, nemmeno quando hanno assassinato Aldo Moro il 9 maggio 1978. Ma Guido Rossa, operaio genovese e sindacalista della Cgil, sapeva benissimo che lo stato siamo noi, ed è stato assassinato dai “compagni che sbagliano” il 24 gennaio 1979. Adesso, qualche ministro, senza memoria e senza criterio, pregusta “arresti preventivi” e pensa di applicare il DASPO, il divieto di accedere alle manifestazioni sportive (non a quelle di nuoto o di rugby, naturalmente), invece di agire con azioni di intelligence, per controllare, seguire, documentare, arrestare e punire chi davvero spacca vetrine o incendia automobili. Probabilmente il ministro Maroni ha ragione quando annuncia il massimo rigore, ma si dimentica per imporlo a dei giovani senza futuro bisognerebbe imporlo soprattutto a se stessi. Invece, nei confronti dei potenti scatta sempre il “garantismo”, anche quando sono accusati di collusione con la mafia, di aver frodato il fisco, di aver aiutato la cricca, di aver intascato milioni di euro, di aver favorito qualche centinaio di “clientes”, di pagare delle adolescenti per distrarsi dai troppi impegni. Allora, per non rassegnarci a un’Italia modellata su Lele Mora e Luciano Moggi, dobbiamo sperare che i nostri giovani –nella stragrande maggioranza- saranno più bravi, intelligenti e moderati di chi ci governa (e non dovrebbe essere molto difficile).</p>
<p><strong><em>fdc</em></strong></p>
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		<title>Avanspettacolo della politica</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 19:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Altro che teatrino della politica, ormai siamo all’avanspettacolo. Anche la promessa primordiale fatta da Berlusconi, quella di liberarci dalla politica politicante, è stata tradita, mentre i resti di quella che é stata la più ampia maggioranza parlamentare della storia repubblicana sembra risalire in disordine “le valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza”. Ricordate? Due anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Altro che teatrino della politica, ormai siamo all’avanspettacolo. Anche la promessa primordiale fatta da Berlusconi, quella di liberarci dalla politica politicante, è stata tradita, mentre i resti di quella che é stata la più ampia maggioranza parlamentare della storia repubblicana sembra risalire in disordine “le valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza”. Ricordate? Due anni fa, dopo aver vinto alla grande le elezioni ed aver indetto il primo Consiglio dei ministri nella Reggia di Caserta, Silvio Berlusconi aveva promesso la rapida soluzione del disastro dei rifiuti a Napoli. Adesso, le stesse terribili immagini invadono i teleschermi nazionali ed internazionali e l’Unione europea, con rammarico e stupore, afferma che “nulla è cambiato dopo due anni”. Evidentemente, dopo che il principale responsabile di allora, il governatore Bassolino, è stato cacciato e il sindaco Jervolino è più inutile che mai, anche il presidente Berlusconi, che due anni fa aveva annunciato il miracolo e che appena un mese fa (28 ottobre 2010) aveva profetizzato con sicurezza “entro tre giorni non ci saranno rifiuti a Napoli”, si è un po’ distratto.</p>
<p>Risultato: l’immagine dell’Italia e di chi la governa, salvo brevi parentesi, da quasi 10 anni, non ispira certo quell’ottimismo che era diventato un mantra governativo quasi obbligatorio.<span id="more-131"></span></p>
<p>Vediamo scorrere montagne di rifiuti, crolli di antiche dimore archeologiche, il blasfemo recupero kitch che rimette un pene fasullo a una preziosa statua di Marte, baruffe tra correnti della ex maggioranza (che per violenza e volgarità fanno impallidire quelle abituali nel centrosinistra), ministri che vanno e vengono, intere regioni alluvionate per piogge autunnali un po’ più intense, mentre un problema serissimo, come il rapporto tra camorra, politica e rifiuti in Campania, sollevato dal ministro Carfagna, viene ridotto a una scenata di gelosia. E cosa fa il Governo? invece di affrontare seriamente i mille problemi che ci assillano (lavoro, scuola, ricerca, cultura, impresa, burocrazia, tasse), manda avanti qualche furbetto che cincischia sullo scioglimento di una sola Camera del Parlamento per aggrapparsi a una legislatura ormai allo sbando. Eppure, sarebbe inutile e dannoso tornare a votare con questa legge elettorale “porcata”, che non ha impedito questo disastro ed ha anzi favorito il “mercato delle vacche” in un Parlamento che è stato nominato più che eletto. I sondaggi, per quello che valgono, dicono che l’attuale ex maggioranza potrebbe vincere di nuovo, anche se è minoranza. I sondaggi, per quello che valgono, dicono che l’opposizione, nonostante la crisi della ex maggioranza, perde quasi altrettanti consensi, e sull’argomento riesce solo a balbettare (e così perde altri consensi). Certo, questo Governo mette orgogliosamente in fila i suoi risultati: ha superato la crisi –afferma- meglio di altri paesi ed ha dato colpi durissimi alla criminalità organizzata. Forse il Governo ha le sue ragioni, ma probabilmente sono state le famiglie, sempre più povere lasciate sole da tutti i governi, a reggere il peso maggiore della crisi, ed è più che probabile che siano state la magistratura, violentemente e costantemente denigrata, e le forze dell’ordine, che si sono sentite “pugnalate alle spalle”, a svolgere, nonostante tutto, il loro difficile e coraggioso lavoro al servizio dello stato (di tutti noi).</p>
<p>Intanto il teatrino della politica continua, magari con gli elenchi un po’ stucchevoli di Fini, Bersani, Vendola e Maroni. Certo, per una volta la politica in televisione è stata migliore della politica da avanspettacolo che stiamo vedendo in Parlamento, ma se non ci sarà una svolta e un’impennata d’orgoglio, siamo destinati a una politica a luci rosse, con un folto pubblico pronto ad accorrere e a ridacchiare. E così sarà, se vi pare.</p>
<p><strong><em>fdc</em></strong></p>
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		<title>Perché Rumiz si meraviglia?</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Nov 2010 13:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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		<description><![CDATA[Perché Rumiz si meraviglia? Perché i nostri studenti non dovrebbero essere “così belli”, attenti e curiosi? Forse Rumiz, nel suo pessimismo dell’intelligenza, ha creduto a quello che raccontano della scuola italiana la Gelmini, Tremonti e Berlusconi (anche se a quest’ultimo non interessa questo argomento). La nostra scuola, specie a Trieste, nonostante i tagli governativi, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché Rumiz si meraviglia? Perché i nostri studenti non dovrebbero essere “così belli”, attenti e curiosi? Forse Rumiz, nel suo pessimismo dell’intelligenza, ha creduto a quello che raccontano della scuola italiana la Gelmini, Tremonti e Berlusconi (anche se a quest’ultimo non interessa questo argomento). La nostra scuola, specie a Trieste, nonostante i tagli governativi, i muri cadenti e i gabinetti rotti, non è un deserto. La nostra scuola è stata denigrata ed umiliata, ma Rumiz non deve meravigliarsi se un centinaio di studenti -grazie all’eccezionalità dell’occupazione- ha avuto il privilegio di godersi la sua lezione su Annibale (l’avessi saputo, sarei accorso anch’io).</p>
<p>La sua lezione è germogliata su un terreno fertile, dissodato da tante lezioni quotidiane impartite da tanti oscuri insegnati che lavorano seriamente con i loro studenti, anche se vengono umiliati, dimenticati o licenziati (almeno i più giovani, che sono “ontologicamente” precari) per “risparmiare” sulla cultura, l’intelligenza dei giovani e il futuro del paese. <span id="more-129"></span>Non deve nemmeno meravigliare troppo lo “stile” vagamente “asburgico” dell’occupazione. Ricorda quasi al millimetro –me lo sono scritto, per non dimenticarlo, in “disciplinaliquida”- l’occupazione che abbiamo vissuto noi più di 40 anni fa e che è stata una “caserma creativa (…) disciplinata ed ordinata” e quando si concluse la scuola fu “tirata a lucido”, tanto “che non era mai stata così pulita”. Vedo ogni giorno, come tanti altri colleghi, le stesse facce attente, curiose ed intelligenti che ha visto Rumiz. Le ho viste anche durante l’assemblea “straordinaria” che ha deciso l’occupazione. Ho visto una gestione ordinata e democratica dell’assemblea, affollatissima, vivace e rispettosa delle opinioni altrui. Altro che i talk show televisivi dove va in scena il teatrino della politica, quasi sempre urlato ed intollerante (un consiglio didattico agli studenti: guardatevi e “criticate” kantianamente “Videocracy” e “Il corpo delle donne” , per capire la televisione, la politica e il mondo in cui viviamo). Ho visto un’assemblea che discuteva, decideva e mandava a disciplinatamente a votare le classi per le elezioni del Consiglio d’Istituto. Rumiz ha ragione. E’ un piccolo miracolo che nonostante “un paese che taglia le spese su tutto, blocca le supplenze e le gite scolastiche”, mentre trova i soldi per le auto blu (un solo mese di auto blu regionale costa come un intero anno scolastico di viaggi d’istruzione all’estero) e per le scuole private, imbrogliando il dettato costituzionale, ci siano ancora tanti giovani che crescono con curiosità, interesse e passione civile. Ma è un “miracolo” laico, realizzato da persone concrete, frutto del lavoro oscuro di chi non si rassegna, di chi viene marchiato ufficialmente come “fannullone” e continua ad insegnare con passione e per professione (“beruf” direbbe Max Weber). Allora, caro Rumiz, non ci dimentichi, anche quando le occupazioni saranno finite e riprenderà la scuola di tutti giorni, tanto trascurata quanto fondamentale al futuro di tutti noi.</p>
<p>(Ps. Comunicazione di servizio per le classi 2F e 3F del Liceo “Petrarca”: appena le occupazioni si concludono recuperiamo subito le verifiche di Storia e Filosofia…).</p>
<p><em>fdc</em></p>
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		<title>Ivan e lo Sport, dopo Italia-Serbia</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 20:53:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Campo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avete visto quei muscoli gonfiati da far paura e per far paura? quelle braccia ipertrofiche e il petto tatuati con croci e stellerosse? Avete visto il sorriso compiaciuto (in fondo a vinto lui) di Ivan, che si fa chiamare “il terribile” e che senza il passamontagna rassomiglia in modo inquietante al simpatico Crozza? Avete visto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avete visto quei muscoli gonfiati da far paura e per far paura? quelle braccia ipertrofiche e il petto tatuati con croci e stellerosse? Avete visto il sorriso compiaciuto (in fondo a vinto lui) di Ivan, che si fa chiamare “il terribile” e che senza il passamontagna rassomiglia in modo inquietante al simpatico Crozza? Avete visto le tre dita di Stankovic, che indicano secondo la tradizione četnica, dio, patria e czar, e non il risultato a tavolino della partita? Avete visto lo sgomento negli occhi dei bambini (italiani e serbi) che volevano solo assistere a una partita di pallone? Ebbene, tutto questo non c’entra niente con lo sport e nemmeno con i serbi. Questo è il frutto malato della politica che per comodità e convenienza si mescola con lo sport dell’apparenza e lo corrompe fino al midollo.<span id="more-127"></span> E’ una malattia antica, che esisteva già nei Giochi Olimpici dell’antica Grecia, da Sparta ad Atene, e poi su su, nonostante le buone intenzioni di quel gentiluomo cosmopolita che era de Coubertin, fino al fascismo, al nazismo (vedi le superbe Olimpiadi di Berlino nel 1936), al comunismo drogato della Ddr, alla “guerra fredda” e ai Giochi dimezzati di Mosca e Los Angeles, per finire a Pechino, come suggello di una nuova potenza mondiale.</p>
<p>La tentazione di strumentalizzare la forza straordinaria dello sport è quasi irresistibile, come dimostra il caso italiano, che negli ultimi tre lustri ha assegnato il prestigioso titolo di “azzurri” agli appartenenti di una forza politica (con una furbizia comunicativa tanto efficace quanto blasfema), che non sono mai stati convocati in nazionale, che –alla faccia della meritocrazia- non si sono mai riempiti di sudore e di acido lattico, di vesciche sui piedi e sulle mani, di cloro nel naso e nelle orecchie.</p>
<p>Quello che abbiamo visto a Genova, e troppe volte alla televisone, sempre a margine o dentro delle partite di calcio, è una malattia oscura, ma non c’entra niente con lo sport. E’ solo pessima politica. Una politica che si nutre di aggressività, di violenza, di sopraffazione. Una politica che ha drogato i muscoli e le teste dei suoi ultras con il fanatismo e il nazionalismo.</p>
<p>Lo sport è un altro mondo. Lo sport è fatica, impegno, disciplina (più o meno liquida), solidarietà, rispetto delle regole, degli arbitri e degli avversari. Chi ha fatto davvero sport, a qualsiasi livello, da quello provinciale alle Olimpiadi, non può permettersi di essere superbo o arrogante, perché si è educato dentro un elenco di sconfitte e sa che qualsiasi vittoria è effimera.</p>
<p>Quell’Ivan sicuramente non ha fatto sport da giovane, si è solo gonfiato i muscoli per far paura e dare più spazio a suoi tatuaggi. Non è un “eroe serbo”, come vorrebbe essere considerato, ad immagine e somiglianza dell’assassino Arkan (altro capo ultras). In realtà è un nemico della Serbia democratica e che vuole far parte dell’Unione europea. Per questo ha aggredito proprio la sua nazionale in una partita europea. I veri serbi sono quelli che conosciamo, seri e laboriosi, che hanno contribuito a fondare la Trieste emporiale e cosmopolita del Settecento, e che adesso sono “disperati” a causa di duecento teppisti, del tutto omogenei a tanti brandelli di tifoserie nostrane.</p>
<p>Per guarire da questo male oscuro bisogna pretendere più sport, più impegno, più rispetto. Bisogna iniziare fin da piccoli, perchè chi ha sperimentato la fatica per ottenere un risultato, chi ha imparato che quasi sempre si perde e solo qualche volta (forse) si vince, che bisogna rispettare le regole (le leggi), gli arbitri (i giudici) e gli avversari (con i nostri stessi diritti), che vince il migliore a condizione che tutti partano dalla stessa linea, da grande sarà sicuramente un cittadino migliore.</p>
<p>Lo sport ha tanto da insegnare alla politica, ma –da quello che si vede in televisione- ci devono ancora dimostrare il contrario.</p>
<p><strong><em> fdc</em></strong></p>
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