Dicono che ogni paese ha la classe politica che si merita, ma non può essere vero. L’Italia è un paese moderno, produttivo, abbastanza colto, a tratti avanzato e qualche volta elegante. Non è possibile, allora, che ci ritroviamo con ministri che vengono nominati solo per evitare un processo (Brancher, poi condannato in primo grado), che si fanno comprare un pezzo di casa a loro insaputa (Scajola), che chiamano “porci” gli abitanti della capitale e si esprimono soprattutto con il dito medio (Bossi). Non è possibile che deputati autorevoli siano stati condannati per concorso esterno di tipo mafioso (Dell’Utri) o siano stati eletti con i voti della ‘nrdangheta (Nicola Di Gerolamo) su ordine di un imprenditore neonazista (Mobkel). Non è possibile che deputati, senza essere Ibraimovich, cambino squadra per aver garantita una “paghetta” di 5.000 euro netti al mese, che pagheremo con le nostre tasse. Abbiamo città, come Napoli e Palermo, invase dalla spazzatura per arricchire camorra e mafia. Dall’altra parte, nel Nord ricco e ordinato, abbiamo una bella scuola pubblica marchiata in modo ossessivo con un simbolo di partito peggio che nel Grande Fratello (quello di Orwell e non della Marcuzzi) Leggi il resto di questo articolo »
Teatrino della politica: sempre più in basso
1 ottobre 2010Miseria della filosofia (nella scuola italiana)
13 settembre 2010
“Qui non facciamo filosofia!”. Questa sentenza, che condanna l’interlocutore ad essere considerato una sorta di perditempo con la testa tra le nuvole, mi perseguita da decenni, anche quando da giovane studiavo e “perdevo il mio tempo” nuotando 12 chilometri al giorno programmati con teutonica precisione da Bubi Dennerlein. Vuol dire: “non abbiamo tempo da perdere”, “qui non facciamo chiacchiere inutili”, “qui si lavora e non si parla di filosofia”. E la scuola italiana si sta adeguando a quel modello: non ha più tempo da perdere con la filosofia (e con tante altre “materie” scolastiche). Ma Giovanni Gentile si sta rivoltando nella tomba. Il filosofo idealista si intendeva davvero di scuola e la sua riforma (1923) era funzionale a una società rigida, semplificata e gerarchica, ma aveva ben chiaro che la filosofia era “materia” privilegiata e riservata alla futura classe dirigente. Poi il mondo –per fortuna- è cambiato.
Anche i “cafoni”, come venivano chiamati i braccianti ai tempi di Di Vittorio, sono diventati (in teoria) “classe dirigente” grazie alla Costituzione repubblicana, alla promessa democratica e alla scuola pubblica, che è la sua più importante conquista. Leggi il resto di questo articolo »
Sindaco senza “doppio turno” per risparmiare sulla democrazia
1 settembre 2010E’ ben strana la nostra scapestrata politica italiana. C’è un sistema elettorale –quello per l’elezione del sindaco- che funziona bene da quasi vent’anni, è riuscito a garantire stabilità e rappresentanza, ha selezionato una buona classe dirigente, spesso proveniente dalla vita reale (come è avvenuto con Illy, Di Piazza, Bassa Poropat, Ret) e non dalla casta politica, e adesso in Friuli Venezia Giulia pensano di cambiarlo.
Dall’altra parte, invece, c’è chi rimane affezionato alla più brutta legge elettorale che ci sia, definita dal suo ideatore una “porcata” (che è peggio di una porcheria), che ha tolto ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento e mette tutto il potere nelle mani di poche persone (o di una sola), al di fuori di qualsiasi controllo popolare. E così, senza pensare a quale sia il reale interesse dei cittadini, si insegue soltanto la convenienza del momento. Eppure, con le leggi elettorali non si dovrebbe scherzare. Un vecchio prete siciliano, molto citato e poco ascoltato, don Luigi Sturzo, sosteneva che la legge elettorale “dopo la Costituzione è la più importantenell’ordinamento costituzionale”, proprio perché definisce le regole del gioco, che tutti devono condividere, per selezionare la classe dirigente di un paese (comuni, province, regioni comprese). Leggi il resto di questo articolo »
Legge elettorale, “casta” e “bella politica”
2 agosto 2010Non è facile, in questa nostra Italia, innamorasi della politica. Come faranno, i giovani, a credere a quel povero bracciante, raccontato da Tornatore in Baaria, che in punto di morte dice al figlio –in un rantolo- “la politica è bella”?
Adesso viviamo l’ennesima crisi di governo che non ci meritiamo. Adesso, come al solito, c’è qualcuno che chiede le elezioni anticipate (Di Pietro) e c’è chi le usa come una minaccia (Berlusconi). Poco importa che la crisi nasca tutta dentro il centrodestra, che alle ultime elezioni ha ottenuto una maggioranza schiacciante; poco importa se la crisi è scoppiata per colpa di Fini o per colpa di Berlusconi (sicuramente non per “colpa” dell’opposizione di Bersani e di Casini); poco importa se una lunga serie di ministri, viceministri, autorevoli deputati della maggioranza siano invischiati in “squallide consorterie” tra politici (Verdini) e giudici trafficoni (Marra) o siano stati condannati per questioni di soldi (Brancher), di mafia (Dell’Utri) o di drangheta (Di Gerolamo); che il governo abbia perso tanto tempo prezioso per i vari lodi Alfano o per impedire l’utilizzo delle intercettazioni. Leggi il resto di questo articolo »
Governo “refuso”
6 luglio 2010Il Governo è “refuso”. Sta annegando negli errori tipografici, dei quali si accorge solo dopo aver mandato in stampa gli emendamenti a se stesso o aver proclamato ministro qualcuno a non si sa di che cosa. Il primo “refuso” è scoppiato dentro la manovra finanziaria, quando qualcuno della maggioranza ha proposto che 40 anni di contributi non danno diritto alla pensione, ed è stato il ministro Sacconi a parlare di “refuso”. Poi qualcuno, sempre della maggioranza, ha proposto di tagliare le tredicesime di professori, magistrati e poliziotti. E se si può capire un intento vagamente punitivo nei confronti dei professori, che danno i brutti voti, e dei giudici, che qualche volta ti condannano, non si capisce perché accanirsi nei confronti dei poliziotti, Leggi il resto di questo articolo »
A.A.A. Sindaco cercasi
28 giugno 2010Tra meno di un anno Trieste dovrà scegliere il suo nuovo sindaco, ma i lavori per la costruzione di una candidatura seria ed autorevole sono in alto mare. Mancano meno di 10 mesi e i partiti, a parte alcune scaramucce, non hanno ancora scoperto le carte. C’è stato un refolo di nomi buttati al vento, ma tutto si è acquietato, forse in attesa di vivacizzare l’estate. Il primo a lanciare una candidatura è stato il cantante triestino Pilat, che ha tappezzato la città con i suoi manifesti in cui annunciava “Voio far el Sindaco”. Poi il sindaco uscente -che non può ricandidarsi- ha lanciato almeno tre sassi nello stagno ed ha candidato prima due donne, entrambi giovani, capaci ed assessori regionali nella Giunta Tondo, Federica Seganti e Sandra Savino, poi Piero Camber, consigliere regionale e comunale di un certo peso in città.
Dal 6 politico al “sei ipocrita”
7 giugno 2010Vi piace una scuola severa e meritocratica? Anche a me, a condizione che sia critica e coniugata al rispetto reciproco, alla trasparenza e alla responsabilità.
Credete che dopo le recenti disposizioni del Ministro Gelmini sul sei in condotta e sui criteri di ammissione agli esami di maturità la scuola italiana sia diventata più seria e severa? Pensate che i tagli alla scuola pubblica abbiano fatto un po’ di pulizia dentro quella banda di fannulloni che sono i docenti italiani? Che la riduzione di orario delle varie materie non sia un gran male? Ebbene, temo che vi sbagliate. Leggi il resto di questo articolo »
…invece Murinho è di sinistra e (forse) non lo sa…
27 maggio 2010José Murinho se ne va, ma a perderci non sarà tanto l’Inter e il calcio italiano, quanto l’intero sistema Italia, perché è l’unico a poter vincere le sfide impossibili che ci attendono. E siccome lo spazio a destra è occupato definitivamente da Silvio Berlusconi, non può che essere il candidato della sinistra. Ma non dovrebbe essere un problema. Murinho, infatti, è un tipico intellettuale di sinistra anche se (forse) non lo sa.
E’ l’unico, in questi ultimi anni, ad essersi opposto con successo a Silvio Berlusconi e ad avergli dato un grande dolore, portando l’Inter –dopo un’astinenza che sembrava interminabile- a vincere tutto quello che era possibile e lasciando il Milan lontano e stordito.
Non ama i nostri giornalisti, quasi come D’Alema. Leggi il resto di questo articolo »
D’Alema non è più comunista
11 maggio 2010Pochi se ne sono accorti, eppure la notizia è clamorosa: D’Alema non è più comunista. Essere comunisti, in Italia, non è mai stato facile (salvo che nelle regioni rosse) perché era un partito severo, quasi monastico, dove le parole e i gesti venivano misurati, spesso repressi, nelle migliori delle ipotesi dall’autocontrollo. Il vecchio Pci da una parte aveva una escatologia che vedeva il fine ultimo della politica nella rivoluzione che avrebbe liberato l’umanità, dall’altra viveva in un presente prudentissimo. I vecchi ripetevano ai giovani, che volevano cambiare il mondo in fretta e furia, stai fermo, stai tranquillo, la storia farà il suo corso e la vittoria, alla fine, arriverà. Nel frattempo, dicevano, “non accettare provocazioni”. Leggi il resto di questo articolo »
Scajola_sfortunato
6 maggio 2010Adesso sappiamo che Berlusconi non è Napoleone. Il generale diventato imperatore, infatti, era molto pragmatico e in battaglia prediligeva i generali fortunati (che vincevano) a quelli bravi (che potevano anche perdere).
Il nostro presidente del Consiglio, invece, si è affezionato a Claudio Scajola perché lo considera un ottimo ministro della Repubblica, tanto è vero che lo ha nominato due volte e adesso si è tenuto il suo dicastero perché non vede in giro qualcuno del suo livello. Ma Scajola è manifestamente sfortunato e anche un po’ distratto. Leggi il resto di questo articolo »


