Perché Rumiz si meraviglia? Perché i nostri studenti non dovrebbero essere “così belli”, attenti e curiosi? Forse Rumiz, nel suo pessimismo dell’intelligenza, ha creduto a quello che raccontano della scuola italiana la Gelmini, Tremonti e Berlusconi (anche se a quest’ultimo non interessa questo argomento). La nostra scuola, specie a Trieste, nonostante i tagli governativi, i muri cadenti e i gabinetti rotti, non è un deserto. La nostra scuola è stata denigrata ed umiliata, ma Rumiz non deve meravigliarsi se un centinaio di studenti -grazie all’eccezionalità dell’occupazione- ha avuto il privilegio di godersi la sua lezione su Annibale (l’avessi saputo, sarei accorso anch’io).
La sua lezione è germogliata su un terreno fertile, dissodato da tante lezioni quotidiane impartite da tanti oscuri insegnati che lavorano seriamente con i loro studenti, anche se vengono umiliati, dimenticati o licenziati (almeno i più giovani, che sono “ontologicamente” precari) per “risparmiare” sulla cultura, l’intelligenza dei giovani e il futuro del paese. (continua…)


