“Inculcare”. E’ il verbo utilizzato dal nostro Presidente del Consiglio parlando della scuola pubblica e delle famiglie. Non c’è bisogno di interpretazioni malevole o conoscere l’etimologia latina per intuire che si tratta di calcare dentro con il piede, spingere a forza, riempire un vaso vuoto. Ma che idea ha, il nostro Presidente del Consiglio, della cultura e della scuola italiana? Chi gli racconta queste cose? Il suo ministro Gelmini, che la conosce assai poco ma l’ha massacrata con i tagli? Il suo ministro Brunetta, che considera quasi tutti i docenti dei fannulloni? Chi spiegherà a questo vecchio signore tanto ricco e troppo potente, che ci sono cose che non si possono comprare? Tra queste c’è la cultura, chi si acquisisce lentamente, con fatica, passo dopo passo, il rispetto di sé e degli altri, l’incontro con mondi plurali ed idee lontane e vicine che altrimenti ci sarebbero precluse. La scuola italiana, maltrattata e tagliata, sta lavorando -nonostante tutto- per salvare quel po’ di memoria che ci rimane in una società che sembra annegare in un eterno presente televisivo. (continua…)
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Scuola pubblica e Berlusconi
lunedì, 28 febbraio 2011La giovane e il vecchio preside
domenica, 16 gennaio 2011Proviamo a ragionare senza moralismi e fuori dal fango della politica italiana. Proviamo ad immaginare un contesto che ci aiuti a capire, a scegliere, a decidere. Immaginiamo di avere una figlia che frequenta l’ultimo anno di liceo, naturalmente è minorenne, ma se si trucca, come tutte le sue coetanee, mostra più della sua età. Immaginiamo che frequenti un antico e prestigioso liceo fondato 150 anni fa, che ora è un po’ cadente, ma sempre forte della sua storia e delle sue glorie passate. Immaginiamo che sia retto da un vecchio preside, apparentemente gioviale, che gira con il parrucchino e non si cura se qualche studente sfacciato lo prende in giro. Immaginiamo, a questo punto, una cosa un po’ strana: scopriamo che il vecchio preside gioviale e quasi sempre sorridente ha invitato a casa sua nostra figlia e che poi –mentre noi pensavamo dormisse dalle sue amiche- ha, più volte, passato tutta la notte da lui. Venite a sapere anche che, al momento degli scrutini, ha telefonato al professore di matematica, il più severo della scuola, per trasformare l’insufficiente che vostra figlia si è presa perché troppo distratta, in sei per farla promuovere. E alla fine scoprite che ha dato a vostra figlia, e non si sa perché, 7000 euro.
Cosa pensereste, a questo punto, di quel vecchio preside, apparentemente gioviale e generoso? Non so voi, ma io chiamerei i carabinieri e lo denuncerei. Farei cambiare scuola a mia figlia, ma sarebbe meglio se quel vecchio sporcaccione fosse cacciato e il liceo recuperasse il rigore e l’onore di un tempo.
Da che parte sto?
venerdì, 24 dicembre 2010Dentro questo caos prolungato è successo qualcosa di nuovo. Adesso si può scegliere da che parte stare, senza barriere di carattere ideologico o di partito. Basta guardare le immagini che la televisione e la rete ci inviano e farsi una domanda facile facile: da che parte sto? Dalla parte di un ministro, che parla di cose che non conosce e che non pratica, come la meritocrazia, o dalla parte dei giovani, quelli che il 22 dicembre 2010 chiedevano un po’ di futuro, più soldi per l’università e la scuola, e sono sfilati pacificamente e ironicamente sulla “tangenziale”, nei quartieri popolari di Roma, tra automobilisti che avrebbero dovuto essere inferociti ed invece sorridevano pazienti ed applaudivano? Da che parte sto? Dalla parte di un vecchio signore, educato, gentile e a suo modo severo, che viene da una tradizione forte e dolorosa, che ha aperto le braccia e le porte del suo palazzo per ascoltare (finalmente) i giovani che vogliono un’Italia migliore e meno ingiusta? O dalla parte di un signore che non si rassegna all’età, molto ricco e potente, che è diventato una sorta di black bloc istituzionale, che insulta la magistratura, minaccia i media e vuole ricorrere alla televisione e alla piazza invece di rassegnarsi alle regole dello stato di diritto? Da che parte sto?
fdc
Perché Rumiz si meraviglia?
sabato, 13 novembre 2010Perché Rumiz si meraviglia? Perché i nostri studenti non dovrebbero essere “così belli”, attenti e curiosi? Forse Rumiz, nel suo pessimismo dell’intelligenza, ha creduto a quello che raccontano della scuola italiana la Gelmini, Tremonti e Berlusconi (anche se a quest’ultimo non interessa questo argomento). La nostra scuola, specie a Trieste, nonostante i tagli governativi, i muri cadenti e i gabinetti rotti, non è un deserto. La nostra scuola è stata denigrata ed umiliata, ma Rumiz non deve meravigliarsi se un centinaio di studenti -grazie all’eccezionalità dell’occupazione- ha avuto il privilegio di godersi la sua lezione su Annibale (l’avessi saputo, sarei accorso anch’io).
La sua lezione è germogliata su un terreno fertile, dissodato da tante lezioni quotidiane impartite da tanti oscuri insegnati che lavorano seriamente con i loro studenti, anche se vengono umiliati, dimenticati o licenziati (almeno i più giovani, che sono “ontologicamente” precari) per “risparmiare” sulla cultura, l’intelligenza dei giovani e il futuro del paese. (continua…)
Ivan e lo Sport, dopo Italia-Serbia
giovedì, 14 ottobre 2010Avete visto quei muscoli gonfiati da far paura e per far paura? quelle braccia ipertrofiche e il petto tatuati con croci e stellerosse? Avete visto il sorriso compiaciuto (in fondo a vinto lui) di Ivan, che si fa chiamare “il terribile” e che senza il passamontagna rassomiglia in modo inquietante al simpatico Crozza? Avete visto le tre dita di Stankovic, che indicano secondo la tradizione četnica, dio, patria e czar, e non il risultato a tavolino della partita? Avete visto lo sgomento negli occhi dei bambini (italiani e serbi) che volevano solo assistere a una partita di pallone? Ebbene, tutto questo non c’entra niente con lo sport e nemmeno con i serbi. Questo è il frutto malato della politica che per comodità e convenienza si mescola con lo sport dell’apparenza e lo corrompe fino al midollo. (continua…)
Miseria della filosofia (nella scuola italiana)
lunedì, 13 settembre 2010
“Qui non facciamo filosofia!”. Questa sentenza, che condanna l’interlocutore ad essere considerato una sorta di perditempo con la testa tra le nuvole, mi perseguita da decenni, anche quando da giovane studiavo e “perdevo il mio tempo” nuotando 12 chilometri al giorno programmati con teutonica precisione da Bubi Dennerlein. Vuol dire: “non abbiamo tempo da perdere”, “qui non facciamo chiacchiere inutili”, “qui si lavora e non si parla di filosofia”. E la scuola italiana si sta adeguando a quel modello: non ha più tempo da perdere con la filosofia (e con tante altre “materie” scolastiche). Ma Giovanni Gentile si sta rivoltando nella tomba. Il filosofo idealista si intendeva davvero di scuola e la sua riforma (1923) era funzionale a una società rigida, semplificata e gerarchica, ma aveva ben chiaro che la filosofia era “materia” privilegiata e riservata alla futura classe dirigente. Poi il mondo –per fortuna- è cambiato.
Anche i “cafoni”, come venivano chiamati i braccianti ai tempi di Di Vittorio, sono diventati (in teoria) “classe dirigente” grazie alla Costituzione repubblicana, alla promessa democratica e alla scuola pubblica, che è la sua più importante conquista. (continua…)
Sindaco senza “doppio turno” per risparmiare sulla democrazia
mercoledì, 1 settembre 2010E’ ben strana la nostra scapestrata politica italiana. C’è un sistema elettorale –quello per l’elezione del sindaco- che funziona bene da quasi vent’anni, è riuscito a garantire stabilità e rappresentanza, ha selezionato una buona classe dirigente, spesso proveniente dalla vita reale (come è avvenuto con Illy, Di Piazza, Bassa Poropat, Ret) e non dalla casta politica, e adesso in Friuli Venezia Giulia pensano di cambiarlo.
Dall’altra parte, invece, c’è chi rimane affezionato alla più brutta legge elettorale che ci sia, definita dal suo ideatore una “porcata” (che è peggio di una porcheria), che ha tolto ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento e mette tutto il potere nelle mani di poche persone (o di una sola), al di fuori di qualsiasi controllo popolare. E così, senza pensare a quale sia il reale interesse dei cittadini, si insegue soltanto la convenienza del momento. Eppure, con le leggi elettorali non si dovrebbe scherzare. Un vecchio prete siciliano, molto citato e poco ascoltato, don Luigi Sturzo, sosteneva che la legge elettorale “dopo la Costituzione è la più importantenell’ordinamento costituzionale”, proprio perché definisce le regole del gioco, che tutti devono condividere, per selezionare la classe dirigente di un paese (comuni, province, regioni comprese). (continua…)
Dal 6 politico al “sei ipocrita”
lunedì, 7 giugno 2010Vi piace una scuola severa e meritocratica? Anche a me, a condizione che sia critica e coniugata al rispetto reciproco, alla trasparenza e alla responsabilità.
Credete che dopo le recenti disposizioni del Ministro Gelmini sul sei in condotta e sui criteri di ammissione agli esami di maturità la scuola italiana sia diventata più seria e severa? Pensate che i tagli alla scuola pubblica abbiano fatto un po’ di pulizia dentro quella banda di fannulloni che sono i docenti italiani? Che la riduzione di orario delle varie materie non sia un gran male? Ebbene, temo che vi sbagliate. (continua…)
Una “modesta proposta”: metti in tasca la Costituzione
giovedì, 25 febbraio 2010Vorrei avanzare una “modesta proposta”. Niente a che vedere con quella terribile e sarcastica che Jonathan Swift fece nel 1729. La mia è molto più banale e nasce da una strana coincidenza. Mi è capitato di vedere in televisione le Iene che “interrogavano” i nostri parlamentari sulla Costituzione, proprio nei giorni nei quali tenevo a scuola un breve corso di Educazione Civica sulla Costituzione nell’ambito del progetto “classi aperte”.
I nostri deputati, incalzati a tradimento dalle Iene su alcuni articoli della Costituzione, farfugliavano, ridevano imbarazzati, fuggivano infastiditi. In realtà, anche se c’è poco da ridere, chi saprebbe rispondere, al volo e a memoria, sul testo di un articolo della nostra Costituzione? (continua…)


