Avete visto quei muscoli gonfiati da far paura e per far paura? quelle braccia ipertrofiche e il petto tatuati con croci e stellerosse? Avete visto il sorriso compiaciuto (in fondo a vinto lui) di Ivan, che si fa chiamare “il terribile” e che senza il passamontagna rassomiglia in modo inquietante al simpatico Crozza? Avete visto le tre dita di Stankovic, che indicano secondo la tradizione četnica, dio, patria e czar, e non il risultato a tavolino della partita? Avete visto lo sgomento negli occhi dei bambini (italiani e serbi) che volevano solo assistere a una partita di pallone? Ebbene, tutto questo non c’entra niente con lo sport e nemmeno con i serbi. Questo è il frutto malato della politica che per comodità e convenienza si mescola con lo sport dell’apparenza e lo corrompe fino al midollo. E’ una malattia antica, che esisteva già nei Giochi Olimpici dell’antica Grecia, da Sparta ad Atene, e poi su su, nonostante le buone intenzioni di quel gentiluomo cosmopolita che era de Coubertin, fino al fascismo, al nazismo (vedi le superbe Olimpiadi di Berlino nel 1936), al comunismo drogato della Ddr, alla “guerra fredda” e ai Giochi dimezzati di Mosca e Los Angeles, per finire a Pechino, come suggello di una nuova potenza mondiale.
La tentazione di strumentalizzare la forza straordinaria dello sport è quasi irresistibile, come dimostra il caso italiano, che negli ultimi tre lustri ha assegnato il prestigioso titolo di “azzurri” agli appartenenti di una forza politica (con una furbizia comunicativa tanto efficace quanto blasfema), che non sono mai stati convocati in nazionale, che –alla faccia della meritocrazia- non si sono mai riempiti di sudore e di acido lattico, di vesciche sui piedi e sulle mani, di cloro nel naso e nelle orecchie.
Quello che abbiamo visto a Genova, e troppe volte alla televisone, sempre a margine o dentro delle partite di calcio, è una malattia oscura, ma non c’entra niente con lo sport. E’ solo pessima politica. Una politica che si nutre di aggressività, di violenza, di sopraffazione. Una politica che ha drogato i muscoli e le teste dei suoi ultras con il fanatismo e il nazionalismo.
Lo sport è un altro mondo. Lo sport è fatica, impegno, disciplina (più o meno liquida), solidarietà, rispetto delle regole, degli arbitri e degli avversari. Chi ha fatto davvero sport, a qualsiasi livello, da quello provinciale alle Olimpiadi, non può permettersi di essere superbo o arrogante, perché si è educato dentro un elenco di sconfitte e sa che qualsiasi vittoria è effimera.
Quell’Ivan sicuramente non ha fatto sport da giovane, si è solo gonfiato i muscoli per far paura e dare più spazio a suoi tatuaggi. Non è un “eroe serbo”, come vorrebbe essere considerato, ad immagine e somiglianza dell’assassino Arkan (altro capo ultras). In realtà è un nemico della Serbia democratica e che vuole far parte dell’Unione europea. Per questo ha aggredito proprio la sua nazionale in una partita europea. I veri serbi sono quelli che conosciamo, seri e laboriosi, che hanno contribuito a fondare la Trieste emporiale e cosmopolita del Settecento, e che adesso sono “disperati” a causa di duecento teppisti, del tutto omogenei a tanti brandelli di tifoserie nostrane.
Per guarire da questo male oscuro bisogna pretendere più sport, più impegno, più rispetto. Bisogna iniziare fin da piccoli, perchè chi ha sperimentato la fatica per ottenere un risultato, chi ha imparato che quasi sempre si perde e solo qualche volta (forse) si vince, che bisogna rispettare le regole (le leggi), gli arbitri (i giudici) e gli avversari (con i nostri stessi diritti), che vince il migliore a condizione che tutti partano dalla stessa linea, da grande sarà sicuramente un cittadino migliore.
Lo sport ha tanto da insegnare alla politica, ma –da quello che si vede in televisione- ci devono ancora dimostrare il contrario.
fdc



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Ti vorrei contattare per trasmetterti le storie di mio padre clsse 1920 che era stato nuotatore a Fiume con Usmiani e mi ha dettato i suoi ricordi, vorrei poter trasmetterteli . Lui legge il tuo libro con tanto piacere ora che sta male, io ritengo che tu potresti divertirti a leggere le vicende di tanti anni fa.
Resto in attesa, cordiali saluti