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L’ “opinione pubblica” affaticata

martedì, 25 gennaio 2011

E’ faticoso formarsi un’ “opinione pubblica”, critica ed informata, in un’Italia ridotta a “democrazia televisiva”, nella quale i processi si celebrano a “Porta a porta” o a “Ballarò” e la maggior parte dei cittadini si informano quasi esclusivamente guardando la televisione (Censis), specie quelli più poveri e meno istruiti (per questo che stiamo “risparmiando” sulla scuola?). Non sorprende, quindi, che il presidente del Consiglio, nonostante le inchieste che lo coinvolgono sulla prostituzione più o meno minorile e le telefonate bugiarde e avventate alla questura di Milano, nei sondaggi (o è l’auditel?) mantenga intatto il suo consenso. (continua…)

Teatrino della politica: sempre più in basso

venerdì, 1 ottobre 2010

Dicono che ogni paese ha la classe politica che si merita, ma non può essere vero. L’Italia è un paese moderno, produttivo, abbastanza colto, a tratti avanzato e qualche volta elegante. Non è possibile, allora, che ci ritroviamo con ministri che vengono nominati solo per evitare un processo (Brancher, poi condannato in primo grado), che si fanno comprare un pezzo di casa a loro insaputa (Scajola), che chiamano “porci” gli abitanti della capitale e si esprimono soprattutto con il dito medio (Bossi). Non è possibile che deputati autorevoli siano stati condannati per concorso esterno di tipo mafioso  (Dell’Utri) o siano stati eletti con i voti della ‘nrdangheta (Nicola Di Gerolamo) su ordine di un imprenditore neonazista (Mobkel). Non è possibile che deputati, senza essere Ibraimovich, cambino squadra per aver garantita una “paghetta” di 5.000 euro netti al mese, che pagheremo con le nostre tasse. Abbiamo città, come Napoli e Palermo, invase dalla spazzatura per arricchire camorra e mafia. Dall’altra parte, nel Nord ricco e ordinato, abbiamo una bella scuola pubblica marchiata in modo ossessivo con un simbolo di partito peggio che nel Grande Fratello (quello di Orwell e non della Marcuzzi) (continua…)

HABEAS CORPUS, il caso di Eluana Englaro

martedì, 10 febbraio 2009

L’ “habeas corpus” è un privilegio che i baroni inglesi hanno strappato a un sovrano prepotente ed incapace quando il 15 giugno 1215 hanno ottenuto la Magna Charta Libertatum. Quel antico privilegio, lentamente, molto lentamente, è diventato un diritto fondamentale dei cittadini ed è uno dei capisaldi delle costituzioni liberali.
L’ “habeas corpus” significa che nessuno –salvo un giudice, se ritiene che una legge sia stata violata- può privare un cittadino del suo corpo. Qualsiasi potere, in assenza di un reato, che voglia fare del nostro corpo un uso improprio senza il nostro consenso esce dallo stato di diritto e diventa “tiranno”. L’”habeas corpus”, così, diventa il presidio della libertà individuale contro l’arbitrio dello stato.
Questo il principio è tutelato con grande chiarezza anche dall’art. 32 della nostra bellissima e preziosa Costituzione: “(…) Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dalla persona umana”.
E’ questo il principio che dovrebbe ispirare il dibattito politico, adesso che il parlamento italiano, con lustri di colpevole ritardo, si accinge ad affondare il tema civilissimo del “testamento biologico”. (continua…)