L’ “opinione pubblica” affaticata

E’ faticoso formarsi un’ “opinione pubblica”, critica ed informata, in un’Italia ridotta a “democrazia televisiva”, nella quale i processi si celebrano a “Porta a porta” o a “Ballarò” e la maggior parte dei cittadini si informano quasi esclusivamente guardando la televisione (Censis), specie quelli più poveri e meno istruiti (per questo che stiamo “risparmiando” sulla scuola?). Non sorprende, quindi, che il presidente del Consiglio, nonostante le inchieste che lo coinvolgono sulla prostituzione più o meno minorile e le telefonate bugiarde e avventate alla questura di Milano, nei sondaggi (o è l’auditel?) mantenga intatto il suo consenso. In un altro paese a democrazia liberale sarebbe impensabile, ma in Italia, la maggioranza delle nostre “opinioni pubbliche” oscilla tra una certa ammirata invidia –compreso il porno divo Rocco Siffredi- per le prestazioni sessuali di un ultra settantenne, e il rigore dei guardiani della privacy che si tappano occhi, orecchie e naso per non vedere la realtà. Ma davvero c’è bisogno della Corte di Cassazione per sapere che Lele Mora recluta ed accompagna ad Arcore giovani donne, senza essere fermato dalla sorveglianza? Davvero abbiamo bisogno dei Carabinieri per sapere che cene “normalissime”, piene di ragazze, si susseguono a ritmi vertiginosi? C’è bisogno della Cia per sapere che il suo numero di telefono privato è nella memoria imbarazzante di prostitute (escort) dichiarate, come quella signora che lo ha affannosamente avvisato che una minorenne nordafricana (detta Ruby) era stata portata in questura a Milano? Bisogna conoscere le lingue straniere per intuire quello che scrive la stampa internazionale, compresa quella conservatrice come il Financial Times? Davvero abbiamo bisogno dei vescovi italiani per provare “sgomento” e “disagio morale” per gli “spettacoli nefasti, moralmente inaccettabili e pericolosi, specialmente per i giovani”? Dobbiamo aspettare WikiLeaks per sapere che le cancellerie europee guardano con imbarazzo un presidente del Consiglio italiano che fa le corna, bestemmia e racconta barzellette sugli ebrei e la Shoa? Abbiamo bisogno dell’Istat per indovinare che le famiglie italiane si sono impoverite perché sono state lasciate sole a reggere una crisi che prima è stata negata e poi superata senza colpo ferire? Abbiamo bisogno del Censis per cogliere dentro di noi un’Italia depressa ed incerta sul futuro? Dobbiamo aspettare Marchionne per renderci conto che il “sistema Italia” è burocratico, poco concorrenziale ed attrattivo per il capitali stranieri? Dobbiamo leggere le statistiche per indignarci se un giovane su 4 è senza lavoro e se tanti giovani italiani, che abbiamo istruito e che poi abbiamo abbandonato al precariato, se ne scappano all’estero ad arricchire i nostri concorrenti? Altro che “rivoluzione liberale”, promessa e tradita, nonostante una maggioranza parlamentare senza precedenti nella storia italiana. Dovremmo affrontare tutti questi problemi, ma le vicende private di un uomo pubblico ci condannano a perdere tempo sulle sfacciate frequentazioni di un nugolo di escort.

Molti si pongono la domanda: “cosa succede se se ne va?”. A parte il fatto che in una democrazia nessuno è insostituibile, se avessimo un sistema elettorale appena decente, potremmo scegliere tra una quantità di nomi tutti eccellenti. Dal “creativo” Tremonti, apprezzato a livello europeo, al rigoroso Draghi, da Maroni, che sta arrestando un sacco di mafiosi, alla Marcegaglia, che lavora va a letto presto la sera, da Renzi, che è giovane e grintoso, a Josefa Idem, 35 medaglie tra olimpiadi, mondiali, europei, che è forte, intelligente, e potrebbe governare l’Italia con disciplina, meritocrazia e solidarietà (è la mia preferita). Ma se vi piace questa specie di black block istituzionale, che interrompe ed insulta le trasmissioni televisive, ci fa ridere dietro a livello internazionale (a parte la Russia di Putin e la Libia di Gheddafi) e non risolve i problemi dell’Italia, …così sarà se vi pare.

fdc

2 Commenti a “L’ “opinione pubblica” affaticata”

  1. nando bruno scrive:

    Caro Franco, è una delle cose migliori che mi sia capitato di leggere sull’affaire che affolla notiziari e cronaca. la migliore in assoluto se si privilegia il tuo punto di vista autenticamente liberale. a ben vedere – è questo il contributo migliore che ci offri – sarebbe tutto assai facile se solo provassimo a mettere la giusta distanza tra noi e lo spettacolo indicibile cui assistiamo. ma servono le lenti giuste per capire. la speranza è che sempre più italiani inforchino gli occhiali per vedere bene. lo sgomento è che purtroppo sempre più italiani sono incapaci di vedere, incialtroniti da vent’anni di frottole “politiche” e di rimbambimento televisivo. un abbraccio. nando

  2. Franco Del Campo scrive:

    caro nando, a causa dell’influenza stagionale (e dell’età che l’ha resa più acuta) leggo solo adesso il tuo commento e naturalmente ti ringrazio
    tra le tante deformazioni che stiamo vivendo quella che forse più mi offende e il richiamo blasfemo (per chiunque conosca gobetti) alla “rivoluzione liberale”, che qualche suo collaboratore più colto e spregiudicato gli ha svenduto come propaganda…
    per il resto sto seguendo una serie di incontri con studenti sulla costituzione e il risorgimento e ti confesso che -nonostante tutto- riemerge un po’ di speranza per l’attenzione e l’onestà con cui partecipano
    vedremo…
    abbraccio

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