Dentro questo caos prolungato è successo qualcosa di nuovo. Adesso si può scegliere da che parte stare, senza barriere di carattere ideologico o di partito. Basta guardare le immagini che la televisione e la rete ci inviano e farsi una domanda facile facile: da che parte sto? Dalla parte di un ministro, che parla di cose che non conosce e che non pratica, come la meritocrazia, o dalla parte dei giovani, quelli che il 22 dicembre 2010 chiedevano un po’ di futuro, più soldi per l’università e la scuola, e sono sfilati pacificamente e ironicamente sulla “tangenziale”, nei quartieri popolari di Roma, tra automobilisti che avrebbero dovuto essere inferociti ed invece sorridevano pazienti ed applaudivano? Da che parte sto? Dalla parte di un vecchio signore, educato, gentile e a suo modo severo, che viene da una tradizione forte e dolorosa, che ha aperto le braccia e le porte del suo palazzo per ascoltare (finalmente) i giovani che vogliono un’Italia migliore e meno ingiusta? O dalla parte di un signore che non si rassegna all’età, molto ricco e potente, che è diventato una sorta di black bloc istituzionale, che insulta la magistratura, minaccia i media e vuole ricorrere alla televisione e alla piazza invece di rassegnarsi alle regole dello stato di diritto? Da che parte sto?
fdc



Caro professore,
la nostra più che una scelta è per noi l’unica soluzione; ci si prospetta un futuro da precari (da disoccupati nel peggiore dei casi), pensioni ridotte al minimo (vorrei sapere come fare l’integrativa quando i soldi saranno già pochi per arrivare a fine mese), impossibilità di formare una famiglia e di crescere dei figli (con quale coraggio poi li manderemo a studiare dicendo che è per il loro futuro), tempi di lavoro estenuanti e senza tutela della nostra persona (oggi è la Mirafiori a mettere alla porta un sindacato, domani chi sarà?). Ma, oltre a questo scenario già di per sè desolante, saremo privati del tempo e dei mezzi per interessarci alla politica, al bene comune della società. Non ci basta la bella manifestazione in piazza, uniti e felici cantando slogan, portando striscioni e poi magari come qualcuno si aspetterebbe, tutti a casa. Né può bastare il pullman che ci viene a prendere fuori dai locali serali per portarci a casa (alimentando la terribile correlazione giovani-feste-alcol). Se questo è il futuro che ci viene dato, privandoci ora pure del diritto allo studio, noi non ci stiamo. La Gelmini non ci inganna con i suoi discorsi, la sua autorità ministeriale. Ben diversa cosa è il nostro Presidente della Repubblica che, mentre tutti i palazzi del “potere” ci chiudevano le porte in faccia (quando mai sono state aperte per noi?) con zone rosse più o meno allargate, lasciava entrare inaspettatamente un gruppo incredulo di ragazzi nel suo studio personale al Quirinale. Secondo le opinioni di Sallusti e dei vari saccenti opinionisti televisivi si sarebbe dovuto ritrovare lo studio distrutto e un coro da stadio pieno di insulti. E invece c’è stato un dialogo, civile e rassicurante per una cosa: nonostante Maroni e La Russa cerchino di mostrare i giovani manifestanti come un gruppo isolato e violento da rimettere in riga, gli applausi degli autisti sulla tangenziale e l’accoglienza di Napolitano ci fanno capire che non siamo soli.
me lo domando anch’io. da che parte sto? non l’ho ancora capito. ma se devo essere sincero, rispondendo anche al commento di Marco Cernich, oltre che al suo pezzo, non credo nessuno lo sappia bene. eccetto pochi. si parla di unità fra i giovani, di braccia aperte da parte di alcuni (pochi) organi del governo. la triste realtà va invece sintetizzata così: arrivismo, qualunquismo, individualismo. alla maggior parte dei giovani non importa combattere per un’ italia migliore ma per riuscire a dimostrare di essere migliori degli altri. il problema reale é che la maggior parte dei giovani prende proprio esempio da chi ci governa, pur criticando scelte e politiche di questo tanto discusso governo berlusconi. l’italia boccheggia. ma sarà così ancora per poco. secondo me in meno di quanto non si pensi saremo già annegati e nessuno potrà e saprà fare niente. nel frattempo continuiamo a tifare per la squadra blu o bianca di Amici di Maria De Filippi e risparmiamo per comprare le pochette LV. quello che manca realmente, a mio avviso, fra i giovani, sono i cuori appassionati. ed é un peccato. tuttavia, si spera sempre in un futuro migliore. quindi… buon anno professore. buon anno marco. e SPERIAMO lo sia davvero. DIAMOCI DA FARE perché lo sia davvero.