Governo “refuso”
Il Governo è “refuso”. Sta annegando negli errori tipografici, dei quali si accorge solo dopo aver mandato in stampa gli emendamenti a se stesso o aver proclamato ministro qualcuno a non si sa di che cosa. Il primo “refuso” è scoppiato dentro la manovra finanziaria, quando qualcuno della maggioranza ha proposto che 40 anni di contributi non danno diritto alla pensione, ed è stato il ministro Sacconi a parlare di “refuso”. Poi qualcuno, sempre della maggioranza, ha proposto di tagliare le tredicesime di professori, magistrati e poliziotti. E se si può capire un intento vagamente punitivo nei confronti dei professori, che danno i brutti voti, e dei giudici, che qualche volta ti condannano, non si capisce perché accanirsi nei confronti dei poliziotti, che ci difendono dalla criminalità e devono pagarsi la benzina delle volanti e comprarsi a pezzi la divisa. L’unica spiegazione è che sono degli “statali”, tendenzialmente fannulloni e quindi all’origine dei buchi della finanza pubblica. In questo caso il premier Berlusconi e i ministri La Russa e Maroni si sono presi il merito di aver corretto anche questo “refuso”. E’ stato sicuramente un macroscopico “refuso” la nomina a ministro (l’ennesimo) di Aldo Brancher, senza portafoglio e senza deleghe, che si è subito affrettato a chiedere il “legittimo impedimento” rispetto il processo che lo attendeva da lì a pochi giorni. Poi Brancher, frastornato dalle polemiche e dalla sconfitta della nazionale in Sud Africa, si è corretto (come si fa con i refusi) e al processo per il quale ha chiesto il rito abbreviato (in caso di condanna si ottiene la riduzione di 1/3 della pena) ha comunicato pubblicamente che si sarebbe dimesso da ministro, introducendo una grave infrazione alla procedura istituzionale perché su certi annunci “Porta a Porta” ha l’esclusiva. Adesso il neo-ex ministro ha raccolto complimenti unanimi per le sue dimissioni, anche se nessuno –ufficialmente- ci ha ancora spiegato perché a Berlusconi è venuta l’idea, solo tre settimane fa, di nominarlo ministro. Probabilmente è un refuso il mancato incontro –richiesto più volte da governatori di centrodestra e centrosinistra- tra la Regioni, che denunciano l’insostenibilità della manovra economica nei loro confronti, e la Presidenza del consiglio. Anche l’acquisto “inconsapevole” della casa con vista Colosseo da parte di Scajola probabilmente è stato un refuso del notaio, ma ormai è inutile essere troppo pignoli. Vedremo dopo la Cassazione se è un refuso la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa dell’onorevole Dell’Utri, mentre non c’è possibilità di correzioni dopo la condanna definitiva –per corruzione in atti giudiziari- dell’onorevole Previti.
Ma la “madre di tutti i refusi” è l’attuale legge elettorale. Adesso che si inizia a parlare di crisi di governo, di larghe intese (siamo vicinissimi alle “convergenze parallele”) e addirittura di nuove elezioni, forse è appena il caso di ricordare che questo Parlamento non è stato scelto direttamente dagli elettori, ma da quella “porcata” voluta da Calderoli, che ha tolto ai cittadini la possibilità di scegliere le persone concrete che andranno a rappresentarli, lasciando solo la possibilità di mettere la croce su un simbolo. Questo è il vero “refuso” che ha inceppato l’azione politica di Camera e Senato, che pure godono di ampie maggioranze parlamentari. Questo sarebbe stato il primo “refuso” da correggere nella nuova legislatura, per restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, invece il governo e la maggioranza si sono distratti con i vari lodi Alfano, legittimi impedimenti e con la legge sulle intercettazioni, mentre l’opposizione si è solo distratta. Teniamoci, allora, questo governo “refuso”…
fdc


