Paradosso Italia

L’Italia è un paradosso e il paradosso è una brutta bestia. E’ colpa sua se chi denuncia che tutti gli abitanti della sua isola sono bugiardi, non viene creduto. E così succede anche nella nostra penisola. Ci avevano raccontato che siamo il paese degli sprechi, come dimostra l’enorme debito pubblico che ci assilla dalla metà degli anni Settanta, ma se qualcuno cerca di porvi rimedio, inevitabilmente fa “macelleria sociale”. Ci avevano raccontato che, quando qualcuno moriva su una lettiga perché non aveva trovato un letto disponibile in ospedale, era malasanità. Adesso risparmieremo miliardi di euro tagliando migliaia di posti letto. Possibile che sia vera (o falsa), al tempo stesso la prima e la seconda affermazione, che sembrano in contraddizione, come vuole la dispettosa “logica” del paradosso? Ci avevano detto che gli italiani consumano farmaci come caramelle e che i proprietari di farmacie sono dei privilegiati, ma se il governo minaccia altri risparmi sulle medicine, la categoria scende in piazza con i fischietti come i metalmeccanici. Ci hanno detto che ci sono piccoli tribunali distribuiti su tutto il territorio, secondo una logica ottocentesca, che disperdono le poche risorse disponibili, ma gli avvocati italiani, che sono cinque volte tanto i loro colleghi francesi (e forse questa è una delle cause di una giustizia incagliata), minacciano il finimondo. Ci hanno quasi convinto che la scuola, l’università e la ricerca sono l’anima, l’intelligenza e il futuro di una nazione, eppure anche il governo tecnico vuole “risparmiare” centinaia di milioni, e poi tenta di girarli alle scuole private, violando il buon senso e la Costituzione (ma chi ha queste belle idee, dentro l’ex Ministero della Pubblica Istruzione?). Sappiamo tutti che gli statali sono dei “fannulloni”, ma invece di stanarli uno ad uno, oppure di semplificare e razionalizzare la “burocrazia”, che soffoca imprese e cittadini, il governo manda in pensione anticipata i più anziani (il ministro Fornero è stato informato?), senza alcun principio di merito o demerito e senza sostituirli con nuovi assunti. I numeri dimostrano che l’evasione fiscale e la corruzione di un solo anno in Italia valgono il 20% del nostro debito pubblico, ma dopo il blitz di Cortina si è racimolato solo qualche milione di euro. La crisi ha divaricato il solco tra gli straricchi e tutti gli altri, eppure ci sono imprenditori italiani di livello internazionale (come Della Valle) che vorrebbero pagare una “patrimoniale”, che non li renderebbe più poveri, ma l’argomento sembra passato di moda. Altri paesi europei, tra i quali la Germania, hanno scoperto migliaia di evasori in Svizzera, ma in Italia sembra quasi impossibile. Alla Rai si continua a giocare a “monopoli” con il Consiglio di amministrazione, mentre ci vorrebbe Attila come commissario per tagliare un mare di sprechi.

Deputati e senatori italiani sono sicuramente troppi e vengo “nominati” nel modo peggiore (con il “porcellum” elettorale), ma il Parlamento italiano si riempie di chiacchiere e si guarda bene dal decidere qualcosa di ragionevole, e qualcuno vuole addirittura riproporre il sistema proporzionale con le preferenze, che moltiplica i costi della politica e il voto di scambio (con Mafia, Camorra ‘Ndrangheta e non solo). Ma questo non è un paradosso, è l’ennesima furbizia di un pezzo di casta che se ne frega del principio di non contraddizione. Lo spread, però, ha già votato contro le furbizie italiche e appena Monti ha ribadito che non si sarà candidato nel 2013 ha minacciato di riportare gli interessi per pagare i nostri debiti a livello di usura.

Forse solo Zenone, il vecchio e dispettoso inventore dei paradossi (V sec. a.C.), sarebbe capace di risolvere l’inestricabile “paradosso Italia” , ma c’è un problema: è greco…

fdc