Serietà e politica

Serietà. Ne abbiamo bisogno come dell’aria per respirare. Per intenderci, la serietà è la cifra comune a tutti gli atleti che stiamo ammirando ai Giochi olimpici, che vincano o che perdano, anche quando ridono, giocano, scherzano, perché non c’è alcun risultato importante –in qualsiasi attività umana- senza impegno, lavoro, fatica, disciplina e rispetto della parola data. E’ la serietà che manda avanti l’economia, l’impresa e il lavoro, la cultura, la ricerca scientifica, che deve/vuole rispettare rigide procedure e protocolli universalmente accettati. Anche la politica italiana ha avuto una classe dirigente seria ed impegnata, con donne e uomini che hanno pensato e scritto la Costituzione. Poi sono arrivati, insieme alla corruzione, “nani e ballerine” (definizione di Rino Formica), che hanno aperto la strada a una televisione fondata sul “corpo delle donne” e alla politica spettacolo. All’improvviso, nel momento più basso della Seconda Repubblica, è arrivato –convocato dal presidente Napolitano- il professor Mario Monti, e così la serietà è ritornata un valore, uno stile di vita, un modo di pensare e di comportarsi, indipendentemente dal fatto che si condividano o meno le sue scelte. Il suo merito maggiore è stato proprio quello di restituire, faticosamente, un po’ di serietà e di credibilità alla politica italiana, soprattutto a livello internazionale. Monti non “diverte” e viene preso in giro dai comici perché è troppo rigido nei movimenti e tratta le parole con misura e precisione, ma la serietà è fondamentale in situazioni drammatiche. Chi si fiderebbe di un medico che annunciasse al suo paziente che ha una malattia gravissima ridacchiando tra una barzelletta e l’altra? Questo è successo nella politica italiana fino a pochi mesi fa (e un italiano su cinque sembra disposto a ripetere l’esperienza), tra corna, bugie e cucù esibiti –nello sconcerto generale- ad ogni occasione. Monti, grigio e severo, con qualche lampo di sottile ironia, ha messo la sua competenza al servizio dell’Italia e dell’Europa, ma adesso solo l’ipotesi -annunciata e smentita come al solito- del ritorno sulla scena politica, nazionale ed internazionale, del suo predecessore, fa vacillare i mercati e lo spread e terrorizza le cancellerie europee. Le scelte dolorose che il nostro paese ha sopportato, in parte inghiottite dallo spread a livelli di usura, sono messe a rischio dall’incertezza della politica italiana, incapace di riformarsi e di cambiare il “porcellum”, la pessima legge elettorale voluta da Berlusconi e votata da Alfano, Bossi, Maroni, Fini e Casini, per fare dispetto a Prodi e al centrosinistra (e a tutti gli italiani). La politica italiana, messa sotto scacco dalle inventive di Grillo (che non sa distinguere tra nazionalismo e cosmopolitismo olimpico) e dal populismo affannato di Di Pietro, si infastidisce quando sente parlare della casta e non propone un serio e severo taglio dei privilegi e del numero dei parlamentari. Un solo esempio: negli Usa i senatori sono solo 100, a fronte di una popolazione di 313 milioni, mentre in Italia sono tre volte più numerosi, con meno di un quinto di abitanti. Perchè, almeno in questo caso, non facciamo –subito- come gli americani? La politica italiana, invece, fa baruffa e si divide tra chi vuole Monti per sempre e chi, quando sente il suo nome, chiama l’esorcista. Chi vuole moltiplicare Monti all’infinito dimentica che ha già più volte rifiutato la proposta, proprio perchè è una persona seria. Chi lo considera una sorta di demonio liberista (altra cosa, almeno in Italia, è essere “liberale”) dimentica che senza serietà e rigore nel governo della “res publica” non ci sarà mai vera equità e solidarietà.

Chi si candida al governo dell’Italia dovrebbe dire con serietà e chiarezza quello che intende fare, senza demagogia. L’elenco è noto: diminuire il numero dei parlamentari; eliminare sprechi e privilegi, a partire dalla casta; rendere la giustizia giusta e veloce; semplificare la burocrazia che assilla i cittadini ed appesantisce la competitività delle imprese italiane; tenere sotto controllo i conti pubblici senza diminuire la solidarietà sociale; aiutare giovani, donne e famiglie, soprattutto dando servizi adeguati; valorizzare la scuola pubblica, che è per tutti, e premiare il merito; tutelare il territorio ed estendere le energie rinnovabili; sconfiggere la criminalità organizzata che controlla intere parti d’Italia; far pagare le tasse a quella enorme fetta di evasione che sta impoverendo gli italiani onesti; fare una scelta definitiva a favore dell’Europa. Questo potrebbe essere il nucleo di un programma serio ed onesto per l’Italia, da realizzare con persone serie, oneste e soprattutto competenti, scelte in modo democratico dai cittadini italiani. Ci sarà, da qualche parte, un partito pronto a pubblicare un elenco di almeno 100 deputati e senatori che non saranno ricandidati per dare realmente spazio a un pezzo di una nuova, vera e seria classe dirigente, che sappia guardare alle generazioni future?

fdc