Gli ultras in Parlamento

Ormai l’omologazione tra politica e calcio è quasi completata. La politica italiana pensa ed agisce come il calcio, non quello inteso come sport, ma il calcio spettacolo, miliardario e televisivo, spesso volgare, rissoso e bugiardo, con i giocatori che fingono falli inesistenti e si arrabbiano quando gli arbitri fischiano qualche fallo che hanno realmente commesso. Così la politica italiana se gli manca un giocatore per segnare il goal decisivo, va sul mercato e se lo compra. Così i parlamentari vengono nominati (grazie alla legge elettorale “porcata”), comprati e venduti secondo la necessità del momento, perché non importa giocare pulito, ma vincere a qualsiasi costo.

Così succede che se la partita giocata in parlamento sembra truccata e i giocatori in campo si aggrediscono e si insultano l’un l’altro, i tifosi che stanno fuori si sentono autorizzati a comportarsi nello stesso modo e a spaccare tutto, come un qualsiasi derby Roma-Lazio. Questa volta si è trattato di Piazza del Popolo e le gesta di due o trecento ultras incendiari hanno cancellato dallo sguardo televisivo (l’unico che conta) migliaia e migliaia di studenti che sfilavano pacifici perché stanno restando senza scuola e senza università, migliaia di cittadini dell’Aquila che sono rimasti senza la loro città, centinaia di poliziotti che si sono sentiti pugnalati alle spalle perchè sono rimasti senza soldi per la benzina. Eppure due giovani, probabilmente colti ed intelligenti, ad “Annozero” si sono persi in comizietto sociologico invece di condannare senza esitazioni le violenze che li condannano alla sconfitta. Naturalmente è vero che questo governo, e più in generale questa società, hanno rubato il loro futuro, tagliando soldi alla scuola, all’università, alla ricerca, alla cultura, ma non è comportandosi come e peggio dei deputati in Parlamento che si cambierà lo stato di cose presente.

Anche quarant’anni fa migliaia di giovani protestavano pacificamente per avere un futuro migliore, ma poi qualcuno –invece di ascoltarli- ha pensato di mettere delle bombe a Piazza Fontana, a Milano (12 dicembre 1969), e poi a Peteano, vicino a Gorizia (31 maggio 1972), e ancora alla Questura di Milano (17 maggio 1973), a Piazza della Loggia di Brescia (28 maggio 1974), sul treno Italicus vicino a Bologna (4 agosto 1974), alla stazione di Bologna, alle ore 10.24 del 2 agosto 1984, al rapido 904, vicino a Bologna, il 23 dicembre 1984. Dentro quel clima, dentro quelle stragi, qualcun’altro ha pensato di non schierarsi “né con lo Stato né con le Brigate Rosse”, nemmeno quando hanno assassinato Aldo Moro il 9 maggio 1978. Ma Guido Rossa, operaio genovese e sindacalista della Cgil, sapeva benissimo che lo stato siamo noi, ed è stato assassinato dai “compagni che sbagliano” il 24 gennaio 1979. Adesso, qualche ministro, senza memoria e senza criterio, pregusta “arresti preventivi” e pensa di applicare il DASPO, il divieto di accedere alle manifestazioni sportive (non a quelle di nuoto o di rugby, naturalmente), invece di agire con azioni di intelligence, per controllare, seguire, documentare, arrestare e punire chi davvero spacca vetrine o incendia automobili. Probabilmente il ministro Maroni ha ragione quando annuncia il massimo rigore, ma si dimentica per imporlo a dei giovani senza futuro bisognerebbe imporlo soprattutto a se stessi. Invece, nei confronti dei potenti scatta sempre il “garantismo”, anche quando sono accusati di collusione con la mafia, di aver frodato il fisco, di aver aiutato la cricca, di aver intascato milioni di euro, di aver favorito qualche centinaio di “clientes”, di pagare delle adolescenti per distrarsi dai troppi impegni. Allora, per non rassegnarci a un’Italia modellata su Lele Mora e Luciano Moggi, dobbiamo sperare che i nostri giovani –nella stragrande maggioranza- saranno più bravi, intelligenti e moderati di chi ci governa (e non dovrebbe essere molto difficile).

fdc